Gazzetta di Modena

Modena

Aemilia e dintorni: "No, non va tutto bene"

di ENRICO GRAZIOLI

 Due frasi pronunciate a distanza di pochi giorni dal procuratore generale Alfonso, mentre lascia Bologna per Milano, non possono lasciare indifferenti. Prima il sottolineare il...

2 MINUTI DI LETTURA





 

Due frasi pronunciate a distanza di pochi giorni dal procuratore generale Alfonso, mentre lascia Bologna per Milano, non possono lasciare indifferenti. Prima il sottolineare il clima omertoso in cui deve districarsi da queste parti l’attività investigativa e di giustizia in tema di corruzione: «Non c’è stata collaborazione. Mai una persona è venuta in Procura a raccontare, diversamente da quanto avvenuto in altri uffici del Paese. Vuol dire che tutto va bene... Ne prendo atto». Più amarezza che sarcasmo, pari alla determinazione con cui, annunciando la seconda tranche dell’inchiesta Aemilia sulle infiltrazioni mafiose, lo stesso Alfonso ha avvisato che non è finita qui: giorno per giorno, mese dopo mese, la matassa continuerà a dipanarsi e ci vorranno anni. Insieme a mezzi e risorse: perché lo scenario è impressionante, per l’ampiezza della base su cui poggia e per la solidità delle sue radici criminose e antropologiche, ma anche per le dimensioni internazionali di raffinata tecnica finanziaria con cui produce, maschera e mette al sicuro ricchezze illecitamente costruite a danno della comunità e del sistema produttivo emiliano che si ostina a competere entro i confini della legge. È una guerra, per la riconquista della legalità e di una quota importante di convivenza civile, che appunto durerà a lungo: non la si può combattere lesinando sugli uomini, le competenze, gli strumenti normativi e tecnologici messi a disposizione di chi sta in prima linea. Ne va della nostra vera sicurezza, quella di poterci immaginare un futuro senza più un nemico annidato tra di noi, più o meno invisibile. Ma non la si vince se non avremo noi stessi gli occhi ben aperti, a scrutare tra le ombre che ci circondano, e continueremo invece a tenere la bocca cucita, come lamenta il procuratore Alfonso: da Aemilia abbiamo avuto il riscontro che si può, che una speranza di riscatto dalla palude che abbiamo lasciato avanzare intorno a noi esiste. A meno che le infiltrazioni abbiano già raggiunto anche le falde più profonde dei nostri animi, cambiandoci dentro, intossicando il nostro coraggio, avvelenando la nostra dignità. E questo no, non andrebbe bene...

@engraz

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google