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Mirandola, così vivono dentro i Map dove si sviene per il caldo

di Serena Arbizzi
Mirandola, così vivono dentro i Map dove si sviene per il caldo

L’aria condizionata fa più paura dell’afa: «Dobbiamo tenere gli impianti spenti perchè altrimenti ci arrivano conti stratosferici che poi non possiamo pagare»

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MIRANDOLA. Entrare in uno dei Map, Moduli abitativi provvisori per i terremotati, con le temperature di questi giorni significa scendere in un girone dell’inferno. Aria condizionata molto spesso spenta, a causa delle bollette salatissime che possono arrivare agli ospiti del Map per l’utilizzo dell’energia elettrica. Pochissime piante a riparare le casette, che sorgono sul cemento e sono completamente esposte al calore impietoso dei giorni più caldi dell’anno. Tutto questo insieme a situazioni abitative che sono molto spesso irrisolte: alcuni dei residenti nei Map di Mirandola sono stati convocati dai Comuni che hanno comunicato loro lo sgombero nei prossimi mesi: solo che l’abitazione dove risiedevano prima del terremoto non è ancora pronta.

E intanto all’interno, la temperatura da mezzogiorno al pomeriggio diventa infuocata superando i 40 gradi.

«Fuori si muore per il caldo. Dentro è peggio», esordisce Redouane Serraj, residente dei Map di Mirandola, di mestiere trivellatore per una ditta locale che si occupa di fibra ottica a Bologna e a capo di una famiglia di quattro persone. «Siamo qui da gennaio 2013, prima vivevamo in via Circonvallazione. L’aria condizionata, d’estate, la accendiamo quando possiamo: d’inverno ci arrivano delle bollette che superano i 700 euro per due mesi, mentre d’estate, usando in modo parsimonioso il condizionatore, riceviamo ugualmente centinaia di euro da pagare di elettricità».

Stessa, identica, attenzione nel raffreddare la casa, nonostante il caldo torrido, da parte di Singh Gurmindir, che abita in un Map pochi metri più in là. «Io lavoro in campagna, sono fuori tutti i giorni. Stiamo molto attenti a rinfrescare la casa tramite l’aria condizionata, altrimenti chi la paga?» commenta Singh.

Cambiano le condizioni famigliari, ma lo stato d’animo è lo stesso per Emma Verdone, la quale, prima del sisma, abitava in un condominio di via Donatori di Sangue per cui ora si attende la demolizione. «Non sappiamo ancora quando andremo via di qui e soprattutto quando casa nostra sarà di nuovo pronta e quindi ce ne rimaniamo qui, al caldo. La mattina la situazione non è terribile dal punto di vista del caldo. Al pomeriggio invece peggiora – commenta Emma – io sono disoccupata e, del resto, a 64 anni, che lavoro volete che trovi per mantenermi? Ecco perché quando vedo le bollette, che sfiorano cifre astronomiche, anche comprese tra gli 800 e 900 euro, io sono tentata dal non pagarle. Come si fa a saldare debiti del genere? E per fortuna che ogni tanto mi danno una mano i miei figli. Altrimenti non saprei proprio come fare fronte a tutte le spese…».

Sempre nei Map di Mirandola, c’è Kaur Paranjeet: «Né io, né mio marito lavoriamo – commenta Kaur – Abbiamo dei bimbi piccoli e diventa molto difficile mantenere la famiglia. Per questo rinunciamo all’aria condizionata e ci teniamo il caldo, nonostante sia una condizione molto difficile in cui vivere. Non sapremmo come pagarcelo, il fresco…».

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