Il Gruppo educativo unico supera l’esame dei ragazzi
Partecipazione e aiuto nello studio. L’assessore Savigni promuove l’esperimento «Coinvolte le associazioni dei volontari, cresce il senso di appartenenza alla città»
Dopo le esperienze degli anni passati, con tre gruppi sul territorio poi ridimensionati, si è chiusa la nuova vita del Gruppo educativo territoriale di Sassuolo, che adesso è unico e opera presso la chiesa di Sant’Antonio.
Esperienza positiva e da ripetere, secondo l’assessore alle politiche educative Mimma Savigni: «Da diversi anni nella nostra città erano in funzione i gruppi educativi territoriali, che grazie alla positiva collaborazione tra parrocchie, scuole medie e associazioni del territorio in orario extrascolastico hanno offerto ai ragazzi della nostra città l’opportunità di fare esperienze di amicizia, condivisione, relazione. A partire dall’inverno 2014-15, la nuova giunta ha deciso di dare continuità a questo progetto, anche se le risorse economiche disponibili non erano paragonabili a quelle del passato: si è ritenuto che il sostegno educativo alla fascia dell’adolescenza, quella che spesso è la più problematica, fosse irrinunciabile. È stato quindi costituito un unico Get, collocato fisicamente nel centro di Sassuolo, presso la chiesa di Sant’Antonio, che però ha raccolto più di 50 ragazzi provenienti da tutte le 4 scuole medie del territorio, seguiti da 6 educatori».
L'impostazione è rimasta simile a quella dei Get tradizionali: «Le attività previste sono state molto varie, e variamente disseminate nei 5 pomeriggi settimanali. Sono state coinvolte le realtà socio-educative locali e le associazioni di volontariato impegnate negli stessi ambiti, che hanno collaborato con gli educatori per offrire ai ragazzi delle proposte e delle occasioni, ad esempio Nuovamente, il Centro per le famiglie, la biblioteca Leontine, ecc. È importante sottolineare come il Get non sia un doposcuola: l’obiettivo primario non è stato il sostegno all’apprendimento (per quanto importante), ma lo sviluppo di capacità di relazione e di atteggiamenti positivi e la prevenzione del disagio sociale. Per raggiungere questo obiettivo si è adottata una forma sperimentale. Il tempo del pomeriggio è stato suddiviso in due fasce orarie: dalle 14 alle 15.30 i ragazzi hanno svolto attività di studio, svolgimento di compiti e lavori di gruppo, presso la parrocchia di Sant’Antonio; dalle 15.30 alle 17 i ragazzi, a seconda della zona di provenienza, sono stati indirizzati all’oratorio don Bosco o all’oratorio della Consolata dove hanno partecipato ai laboratori musicali, alle attività sportive, artistiche, pratiche ecc. In questo modo è stato mantenuto il legame con la realtà di provenienza nella quale i ragazzi dovranno imparare a costruire relazioni positive, e frequentando i servizi già esistenti, si è rafforzato il senso di appartenenza alla propria città».
Esempi di attività non scolastiche: la partecipazione al laboratorio “Cittadini si diventa”, sulla legalità e il senso di cittadinanza, che è culminato nell’animazione organizzata in piazza Garibaldi in occasione di GenerAzione Legale, il festival distrettuale della legalità, lo scorso aprile; o la partecipazione a “@ioscrivo2015”, il concorso letterario organizzato dal sistema bibliotecario intercomunale. (g.b.)
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