Inchiesta sulla Cpl, Casari torna agli arresti domiciliari a Trento
L'ex-presidente della cooperativa Cpl di Concordia è stato rilasciato dal giudice e ha lasciato il penitenziario di Trento, dove era stato accompagnato il 3 luglio in seguito all'ordinanza emessa dalla Direzione distrettuale Antimafia di Napoli
CONCORDIA. Roberto Casari e' stato scarcerato dal penitenziario di Trento, dove era stato accompagnato il 3 luglio in seguito all'ordinanza emessa dalla Direzione distrettuale Antimafia di Napoli per i presunti rapporti con il clan dei Casalesi, legati alla metanizzazione dell'agroaversano.
Dopo 17 giorni e dopo la richiesta dei suoi avvocati, tra cui il modenese Massimo Vellani, che avevano chiesto al tribunale del Riesame un alleggerimento della misura restrittiva, l'ex presidente di Cpl può tornare ai domiciliari a casa della sorella, avvertita direttamente dal carcere di Trento dove Casari era detenuto e aveva sostenuto l'interrogatorio di garanzia.
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Ora si attendo le motivazioni della scelta dei giudici, ma vi sono tre temi da tenere in considerazione: Casari ha già dimostrato di non essere incline alla fuga dopo il periodo già trascorso in Trentino, arrivato dopo la scarcerazione per l'inchiesta sulla metanizzazione di Ischia; non può nemmeno inquinare le prove visto che i fatti contestati risalgono a diversi anni fa; infine c'è un faldone di quasi 18mila pagine che l'ex presidente di Cpl dovrà analizzare con i suoi legali, per impostare la propria difesa, e farlo in carcere sarebbe stato sicuramente complicato.
I domiciliari arrivano tra l'altro quasi in contemporanea con la decisione assunta a larga maggioranza dai soci di Cpl,che in assemblea hanno deciso, su proposta del Cda e dopo aver consultato un legale, di chiedere i danni agli ex dirigenti, che se da un lato hanno guidato per anni e fatto grande la coop di Concordia, ora l'hanno trascinata indirettamente in una situazione complicata, culminata con l'esclusione dalla white list
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