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A CARPI E MODENA

Comicità e musica con Giacobazzi e Cammariere

Comicità e musica con Giacobazzi e Cammariere

Doppio appuntamento stasera: il comico in piazza Re Astolfo a Carpi, il musicista ai Giardini Ducali di Modena

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Comicità e musica questa sera negli spettacoli di notevole attrazione in programma a Carpi e Modena.
“Confessioni d'estate” è lo spettacolo che il comico Giuseppe Giacobazzi presenterà questa sera alle 21 in piazzale Re Astolfo a Carpi. 
Ci sono certe sere d'estate in cui ti ritrovi in piazza, a chiacchierare con dei vecchi amici. Parli di ciò che sei stato, di ciò che sei e di ciò che sarai. È un susseguirsi di emozioni e ricordi. Poi, senti il campanile della chiesa battere i rintocchi e ti accorgi che hai passato una serata in armonia. Tornando a casa ripensi a quanto tu sia stato bene, nella semplicità di alcune “Confessioni d'estate”.
Questo è lo spettacolo di Andrea Sasdelli, in arte Giuseppe Giacobazzi: un susseguirsi di emozioni e parole, capaci quasi di trasformare la piazza nel vecchio parchetto dove ci si ritrovava tutte le sere con gli amici, soltanto con il gusto di stare insieme. 
Le risate diventano uno strumento per rendere, almeno per una sera, il cuore un pochino più leggero. «Lo spettacolo è sulla falsariga di quello che ho fatto durante l'inverno – spiega Giacobazzi – È un riassunto senza il finale dello show “Un po' di me” più qualcosa di nuovo, un anticipo di quello che farò in futuro. Ci siamo accorti che d'estate la gente che viene a vedere gli spettacoli è diversa di quella che viene in teatro durante l'inverno. Un passaggio tra passato e futuro».
È vero che la tua comicità è vincente perché ognuno vi si identifica?
«Io non mi ritengo un comico, più che comico sono un racconta storie. Le storie che racconto sono quelle che vedo, che sento e che mi capitano. La mia vita non è diversa da quella che vivono a Napoli, a Ragusa o in Valle d'Aosta ed è facile riconoscersi in quello che racconto. Ognuno di noi, almeno una volta, ha combinato una stupidaggine in motorino, oppure ha ricevuto a casa il venditore del folletto o avuto problemi con le donne. Sono storie di tutti i giorni».
Ti capita di ricevere suggerimenti dai tuoi amici?
«Sai quanta gente mi racconta delle cose e mi dà idee vincenti? Faccio sempre tesoro dei suggerimenti. Quando poi gli amici vengono ai miei spettacoli intuiscono di essere i protagonisti di quelle storie. Tutti, in fondo, siamo dei racconta storie e se ci ridiamo sopra la vita diventa migliore».
Un altro ingrediente dei tuoi spettacoli è il conflitto generazionale. 
«Proporrò un pezzo del nuovo show su questo argomento che divertirà chi sarà presente». 
Giacobazzi e la tecnologia?
«In questi ultimi tempi sto migliorando molto. Riesco a leggere le mail sul telefono. Poi però ho fatto anche una stupidaggine. Adesso va di moda fare le foto con il cellulare e per errore stavo per cancellare un album pieno di fotografie con un click. Per fortuna, essendo anziano e conoscendomi, avevo fatto il back up il giorno prima ed ho perso solo le ultime foto».
Come vedi la comicità in Italia? 
«C'è tanto fermento ma mancano locali per fare esperienza. Io ho fatto dei club piccolissimi e la gente mi guardava in modo distratto, ma serviva per accumulare esperienza. Oggi forse manca il lavoro sul campo. È vero che vi sono i laboratori, ma preparano i comici solo per la tv e non ti fanno fare più di tre o quattro minuti. Molto attivo è il web dove è possibile vedere comici in continuazione».
E Zelig?
«I dirigenti hanno deciso di fare uno stop di due anni. Questa pausa probabilmente servirà per creare qualcosa di nuovo. Magari io sarò troppo vecchio per tornare in televisione».
Da Carpi a Modena, dove stasera alle 21.30 Sergio Cammariere si esibisce ai Giardini Ducali nella dimensione che più gli appartiene: il contatto live con il pubblico. I brani del nuovo album “Mano nella mano”, le sue canzoni più amate, gli spazi dedicati all’improvvisazione e i momenti più intimi di solo piano, rinnovano sul palco quell’alchimia che Cammariere sa creare con i suoi musicisti anche attraverso un solo sguardo.
Nel concerto è accompagnato dall’amico di sempre, l’eclettico Fabrizio Bosso alla tromba e flicorno e dalla sua storica band, composta da musicisti di alto profilo, come Luca Bulgarelli (contrabbasso), Amedeo Ariano (batteria) e Bruno Marcozzi (percussioni). I biglietti è possibile comprarli prima del concerto alla biglietteria allestita all'ingresso di corso Canalgrande.
Le canzoni del tuo ultimo album “Mano nella mano” sono un mondo di suoni...
«È un album che parla di fratellanza, di accoglienza, di condivisione, di amore universale. Poi ho voluto metterci dentro delle suggestioni che mi sono arrivate dai miei viaggi in Marocco e in Andalusia che sono stati per me fonti d'ispirazione».
È l'unica data che farai in Emilia Romagna?
«In inverno abbiamo suonato a Bologna, ma questa è l'occasione per abbracciare tutto il pubblico emiliano».
C'è tanto Sud in quello che scrivi, visto che sei nato a Crotone.
«Ci sono tante storie del Sud, tanta voglia di riscatto. Vengo dalla patria di pensatori come Pitagora, gli uomini della Magna Grecia e, quindi, cerco di portare alta la bandiera di tutte le persone del Sud».
È vero che vai a dormire con il pianoforte?
«Con il pianoforte ci vivo da sempre. Oramai sono 40 anni che faccio questo mestiere e il pianoforte è uno strumento attraverso il quale esprimo tutta la mia vita».
Gennaio 2002: esce il tuo primo album “Dalla pace del mare lontano”. Che emozioni ricordi?
«Con il mio staff incidemmo il disco nel 2001, poi la Emi ha voluto pubblicarlo l'anno seguente con il singolo “Sorella mia”. Quell'album fu molto immediato e lo realizzai con gli stessi musicisti che saranno stasera al mio fianco. Fu una specie di fotografia visto che i brani li suonavamo in giro. Registrammo il disco in soli due giorni. Questa è la cosa che ricordo del mio primo album. È stato suonato con l'anima e col cuore».
Hai allargato l'orizzonte musicale partecipando al Festival di Sanremo del 2003 con la canzone “Tutto quello che un uomo".
«La fortuna è stata quella di avere avuto una canzone giusta al momento giusto. Ancora oggi mi scrivono persone che si sono innamorate con quel brano. Ha le giuste parole, la giusta dichiarazione d'amore con la musica giusta. In fondo è suonata solo da un trio ed ha un suono molto acustico».
Nel 2009 con “Carovane” intraprendi un nuovo viaggio contaminando il jazz con nuovi ritmi e se nuove sonorità.
«Infatti, vi ho inserito la musica indiana con musicisti indiani. È stato un esperimento come tutte le occasioni che ha un cantautore per poter allargare i confini musicali».
Come è nata la collaborazione con Fabrizio Bosso?
«Con Fabrizio ci conosciamo da 16 anni. Ci siamo incontrati ad un festival a Roma e non ci siamo più separati artisticamente. Insieme abbiamo fatto tanti dischi e ogni volta che si suona insieme è una festa».
Il meglio di te lo dai suonando dal vivo.
«Questa è la forza di chi è musicista. Io sono un pianista e con il piano cerco di esprimermi ai massimi livelli quando mi trovo di fronte al pubblico».
Nicola Calicchio

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