«Agroalimentare, un sistema degenerato»
Giulia Gran di Cgil traccia il quadro degli appalti dopo le proteste alla Globalcarni e Alcar Uno
«Un sistema di irregolarità diffuse». Così Giulia Grandi, responsabile provinciale della Filt-Cgil, giudica il tema degli affidamenti in appalto nei vari settori produttivi.
Il caso recentissimo delle manifestazioni di protesta alla Globalcarni e all’Alcar Uno appare un esempio di una realtà nota alla Federazione italiana lavoratori trasporti della Cgil.
«Questa vicende - dice Giulia Grandi - sono la punta dell'iceberg di un malessere diffuso in tutto il distretto alimentare, frutto di anni di mancate risposte alle richieste di regolarità avanzate dalle organizzazioni sindacali al sistema imprenditoriale. Sorprendono quindi le dichiarazioni di Sante Levoni, titolare di Alcar Uno e azionista di maggioranza di Globalcarni, quando parla di "fulmine a ciel sereno"».
«Ci sono diverse migliaia di lavoratori coinvolti in appalti di tutti i settori merceologici - ha ripreso Giulia Grandi - dall’agroalimentare al ceramico, dal metalmeccanico al biomedicale. Conosciamo da tempo questi problemi, il diniego ai tavoli delle trattative o il pensare che siano problemi di altri le fa poi esplodere. Sono almeno dieci anni che nel nostro territorio si è scelta la strada di non riconoscere il problema del sistema degli appalti e delle cooperative di manodopera nel settore delle carni del distretto agroalimentare delle Terre dei Castelli. Già a partire dai mesi scorsi Filt-Cgil e Flai-Cgil modenesi hanno presentato ai soggetti interessati (Alcar Uno, Globalcarni, Evolution, Logman) piattaforme per regolarizzare le posizioni contrattuali dei lavoratori, nonché di riconoscere le tutele in caso di cambio appalto. Piattaforme rimaste senza risposta. Gli appalti “puliti” e quelli “sporchi” si potrebbero quasi equivalere, includendo nel secondo elenco le situazioni di totale illegalità e quelle di non completa legalità».
Due gli strumenti indicati per contrastare tali fenomeni.
«Rivendichiamo la corretta applicazione del contratto nazionale di riferimento per escludere le sacche d’illegalità - dice Grandi - purtroppo ci sono esempi negativi che sono stati segnalati da anni. Non è una battaglia solo della Filt, ma di tutte le categorie produttive della Cgil. Da alcuni giorni abbiamo anche a disposizione lo strumento in più dell’accordo sulla legalità». In questo quadro non si può eludere il tema salariale. «Il costo dell’applicazione contrattuale è stabilito dal ministero e confermato dalla Costituzione - ha aggiunto la sindacalista - noi rivendichiamo questo».
Gabriele Farina
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