Giro di anabolizzanti, Riccò ancora indagato
I carabinieri arrestano due operatori dell’ospedale che sottraevano farmaci Il ciclista di Formigine accusato di rivendere il doping a professionisti e amatori
Ancora guai in vista per Riccardo Riccò, che al rientro dalle sue ferie da Tenerife, dove si trova dividendosi tra vacanza e allenamento, dovrà presentarsi ai carabinieri per essere identificato e ascoltato. L’ex ciclista professionista, fuoriclasse travolto dagli scandali doping, è infatti indagato in un’inchiesta sviluppata dai Nas della Toscana per un giro di prodotti anabolizzanti, rubati in ospedale e poi rivenduti sul mercato nero dei professionisti e degli amatori. La stessa misura è stata disposta anche per Giovanni Bia, ex difensore di Parma e Udinese e ora conosciuto procuratore calcistico.
Fra gli arrestati, figurano a Livorno l’infermiera Cheti Lazzeri, 45 anni, e l’operatore sociosanitario Fabrizio Boccolini, 50 anni - entrambi ora in carcere - che, secondo l’accusa, facevano sparire farmaci ad azione anabolizzante da un reparto dell’ospedale civile di Livorno dove lavorano, per rivenderli illecitamente a ciclisti professionisti e non. Per Riccò è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria,così come dovranno fare gli ex ciclisti come Luca Benedetti e Matteo Cappè. Nell’operazione dei carabinieri sono state compiute anche 30 perquisizioni in Toscana, Emilia Romagna e Veneto.
L’indagine, iniziata nel 2013 e condotta dai Carabinieri del Nas di Livorno è scaturita dal rinvenimento di farmaci ad azione dopante (ferlixit, trental, dobetin, efedrina, ringer lattato) nonché siringhe e kit per infusione di soluzioni endovenose di dubbia provenienza. L’attività investigativa del Nas ha accertato la responsabilità di 32 persone a vario titolo coinvolte nel traffico illegale che sono state denunciate.
I carabinieri sono riusciti a provare un consistente giro di affari intorno al commercio di diverse centinaia di farmaci ad azione dopante molto costosi che ha procurato un danno di alcune decine di migliaia di euro al Servizio Sanitario Nazionale.
L’inchiesta che travolge Riccò fa il paio con quella che sta portando avanti la procura di Modena ed in particolare il pm Enrico Stefani, che si sta concentrando sul doping nel ciclismo amatoriale. Sono ormai pronte le notifiche di conclusione delle indagini che riguardano diversi sportivi geminiani, che si procuravano epo, farmaci antitumorali e altri medicinali rubati o ottenuti con truffe da ospedali pubblici. Di fatto la stessa strategia adottata dai due operatori sanitari di Livorno, quasi che quella scoperta in Toscana sia soltanto la punta di un iceberg molto più grande. (fd)
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