Il racket delle bici rubate: dalle Dogali alla Moldavia
Ogni giorno davanti all’ingresso piscine due-tre furti: i ladri tagliano la catena poi vanno a vendere nel parco. Qui sono comprate e poi spedite in bus all’Est
Per sfuggire al caldo la portano in piscina alle Dogali ma questa il giorno dopo è già in giro per le fresche strade della Moldavia. Certo che di strada ne ha fatta la bicicletta regalata al nipotino dal nonno per la promozione alle medie: l’ignara due ruote nuova, già entrata nel cuore del ragazzino, è purtroppo diventata parte attiva di un giro di affari che sembra impossibile da stroncare. Eppure sono anni che questo giro di furti con esportazione è attivo: faceva guadagnare allora e continua a creare buoni profitti anche ora e così ci sono sempre nuovi adepti a rimpinguare la fila delle bande in azione sul territorio. L’organizzazione è ramificata, nel senso che le biciclette spariscono in ogni angolo di Modena, ma c’è un punto, un luogo in cui gli stessi ladri possono contare sempre, per loro è una certezza. Si tratta delle piscine Dogali con la loro fettina di largo Tien An Men davanti all’ingresso occupata da numerose rastrelliere. Quello è il supermarket per i ladri: a detta delle forze dell’ordine e degli stessi addetti della piscina, si contano almeno due o tre furti ogni giorno. Chi vuole fare la spesa ha solo l’imbarazzo della scelta perché è tanta la merce esposta: come ormai hanno immortalato parecchie immagini della telecamera del circuito comunale che copre la zona del piazzale, i ladri , giovani, quasi sempre maghrebini, arrivano con uno zainetto. All’interno una potente tronchese. A volte l’attrezzo e collocato lungo la gamba, sotto ai pantaloncini. Quindi si procede: il ladro si mette in mezzo alla rastrelliera, si china tra due biciclette, simulando la classica mossa dell’apertura “regolare” del lucchetto che chiude la catena di sicurezza della bici. Invece agisce con la tonchese, spezza il tutto, sale sulla bicicletta e si invola. L’unico sistema d’allarme in caso di raid è costituito per la quasi totalità dalla fortuna: l’allarme infatti viene dato da chi si accorge del loro armeggiare mentre sta parcheggiando oppure sta proprio entrando in piscina. A volte arrivano telefonate alle Dogali, a volte di persona chi ha visto chiama gli addetti ala vigilanza che si precipitano fuori. E sempre solo se si è fortunati si arriva a bloccarli: è necessario che una pattuglia sia già in zona perché, una volta in sella, i ladri hanno tuta una rete di ciclabili che li fanno allontanare in modo rapido.
E adesso, una volta rubata, la bici inizia ad essere merce da esportazione. In breve arriva nella zona del parco Rimembranze, dove c’è il monumento e dove abitualmente si ritrovano le badanti che nelle loro ore di libertà inconrano connazionali. Come hanno potuto appurare le forze dell'ordine, qui avviene il primo affare: il maghrebino vende alla donna dell’Est la bici, per venti massimo 50 euro. La donna prende e porta via. Non è per lei: la due ruote viene consegnata ad un corriere, ad una o più figure che radunano le varie bici, fanno un carico, riempiono un furgone che in ore notturne prende la strada per l’Est. E una volta in Moldavia e dintorni le bici vengono vendute ad un prezzo più alto. Nessuno fa nulla? Innanzitutto nel primo affare nel parco non si può intervenire in modo efficace: non c’è la flagranza del reato, non c’è ricettazione perché la bici non ha targa, non è riconducibile ad un altro proprietario. Per cui le divise hanno le mani legate. Le consegne al corriere, all’intermediario dei furgoni, avvengono nei momenti più disparati: a livello investigativo bisognerebbe “marcare” la donna sospettata h24. Insomma, il nostro nonno per risollevare dalla disperazione il nipotino, dovrà rimediare con un nuovo acquisto.
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