Gazzetta di Modena

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alla chiesa di SAN PAOLO

L’addio a Coron con “Auschwitz”

L’addio a Coron con “Auschwitz”

Carletti e gli altri Nomadi al funerale del bassista fondatore

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«Non so ancora perché Gianni se ne è andato dai Nomadi. Erano i primi anni Settanta. Eravamo al culmine del successo. Non abbiamo mai avuto screzi; anzi, avevamo un legame forte e affettuoso. Ma Gianni ha deciso di mollare tutto e ha cambiato vita. Oggi siamo qui a ricordarlo per l'uomo che era: uno che amava la vita, amava divertirsi, un musicista che ha lavorato con Guccini e che anni dopo ha fatto anche l'imprenditore nella ristorazione». Beppe Carletti parla commosso mentre saluta tutti i fan e gli amici che gli allungano la mano davanti alla chiesa parrocchiale di San Paolo, in via del Luzzo, poco prima che si svolga il funerale di Gianni Colon, il primo e storico bassista dei Nomadi trovato morto dal figlio Pier Giorgio nel suo letto la scorsa settimana. Dentro la chiesa, nella corsia centrale, la sua chitarra acustica, lo strumento che portava sempre con sé, sorregge un cappello. Sembra mancare solo lui. Sul sagrato ci sono anche il chitarrista del gruppo originario, Franco Midili, e il batterista “Bila” Gabriele Copellini. Al termine della messa celebrata da don Angelo Bernardoni, tutti si sono ritrovati di nuovo su sagrato sotto un sole cocente per ascoltare commossi “Auschwitz”, l'inno di una generazione

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