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’Ndrangheta e Bianchini: un rapporto lungo 8 anni

’Ndrangheta e Bianchini: un rapporto lungo 8 anni

San Felice. L’imprenditore fa affari (fittizi) con le società dei boss fin dal 2007 La moglie si oppone all’assunzione di Bolognino dopo le ricerche su internet

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SAN FELICE. Bruna Braga, la moglie di Augusto Bianchini, sa bene in che circolo criminale si sta cacciando la famiglia. Cerca di proteggere il figlio Alessandro, al quale il padre vorrebbe affidare la gestione della derelitta Bianchini Costruzioni, si confronta duramente con il marito - dopo lo scandalo amianto - nell’ormai famosa intercettazione (“andare con Bolognino, che anche lì mi aspettano che accadano dei lavori... se vanno bene sei fuori come sempre, se succede quello, sei rovinato, sei nella merda”) e boccia l’assunzione di Michele Bolognino, come il boss riferirà ai magistrati dell’inchiesta Aemilia. Ma se da un lato l’imprenditrice, a cui i carabinieri hanno sequestrato beni per 20 milioni di euro detenuti dalla sua società, appare preoccupata dagli sviluppi che presto si tramuteranno in arresti, dall’altra ha una conoscenza dettagliata del sistema criminale di cui fa parte.

Lo dicono le carte, che testimoniano come fin almeno dal 2007 la Bianchini faccia affari con almeno tre imprese riconducibili a Giuseppe Giglio, arrestato con l’accusa di associazione mafiosa. Tra le parti nasce un rapporto di fatture fittizie, contestate dall’Agenzia delle Entrate, di cui un dipendente della Bianchini chiede conto, venendo però bruscamente liquidato. Ed è sempre Bruna Braga a tenere i rapporti con gli ’ndranghetisti così come conferma lo stesso Bolognino: “io il rapporto che avevo più di più era la moglie di Bianchini e Bianchini”, dice durante l’interrogatorio.

Ma marito e moglie, accusati di associazione esterna e di aver messo a disposizione le proprie imprese per affari dell’organizzazione criminale, conoscevano il profilo di quegli interlocutori reggiano-calabresi. Perché non c’è il solo Bolognino a riferire della mancata assunzione dopo che Bruna Braga ha controllato su internet i suoi precedenti, ma la conferma arriva anche in seguito ad una perquisizione del 27 maggio. Negli uffici, infatti, i carabinieri del Reparto Operativo di Modena, scoprono un documento non irrilevante: una relazione del 2010, fatta dal prefetto di Reggio, alla commissione Antimafia. È un atto scaricato dal web, ma che vale un’altra prova: i Bianchini sapevano con chi facevano affari. Perché il prefetto reggiano fa diversi passaggi proprio su Michele Bolognino così come nella valutazione entrano anche Giuseppe Giglio (colui che controlla, indirettamente, le tre società utilizzate per le false fatturazioni della Bianchini) e Alfonso Diletto, che secondo i magistrati Augusto Bianchini conosce e talvolta frequenta.

Francesco Dondi

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