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«È’ una esposizione di livello mondiale e valore profondo»

di Michele Fuoco
«È’ una esposizione di livello mondiale e valore profondo»

Lo studioso italoamericano difende il suo progetto Mazzoli: «L’arte ha bisogno di silenzio, non di chiacchiere»

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MODENA. La mostra “Il manichino della storia. L'arte dopo le costruzioni della critica e della cultura”, dal 18 settembre alla Manifattura Tabacchi (MaTa) è stata già “confezionata”. Lo dice a chiare lettere il plastico che mette in luce i dettagli della rassegna di 90 opere di 48 artisti di 11 paesi, e che ieri il curatore americano Richard Milazzo ha presentato ai giornalisti. Già visibile la disposizione delle opere. E nulla avviene a caso. «C'è l'opera di De Maria, potente - dice il critico di New York - nella sua espressione di gioia che constrasta con quella piccola di Anastasi, dal titolo “Gli ebrei”.

Di impegno intenso è il lavoro di Kiefer con riferimenti alla seconda guerra mondiale che si rapporta all'opera che indica la condizione della donna in Medio Oriente». I motivi, anche di impegno sociale, sono tanti e occorre individuarli in ogni singolo pezzo di autori del nostro tempo, tra cui citiamo Basquiat, Chia, Boetti, De Dominicis, Schifano, Paladino, il modenese Franco Vaccari, Katz, Longo, Fischer, Marakami, Schnabel, Ruff, Sherman, Steinbach, Chen Zhen, McCollum, Webster... Non abbastanza, in verità, le presenze femminili, come sostiene lo stesso Milazzo. «Quando si guarda un’opera contemporanea si ha la sensazione che sia superficiale e che non abbia la profondità di un’opera di Tintoretto o Tiziano. Le opere di questa rassegna parlano di guerra, libertà che troviamo anche dal punto di vista estetico nei dipinti informali. Il cubano Felix Gonzalès-Torres è morto di aids alcuni anni fa.

È sua l'opera delle due lampadine che si sfiorano. Anche se malato ha creato opere di significato intenso». Milazzo ritiene che questa collettiva sia di respiro globale in una piccola città, dove sono passati gli artisti più importanti del mondo e ciò ha permesso uno straordinario collezionismo di capolavori realizzati dagli anni Ottanta ad oggi, dal concettualismo al neo pop, dal superkitsch all’arte povera, dalla transavanguardia al neo-espressionismo...

Il curatore non ha difficoltà a sostenere che l'arte si è trasformata in uno spettacolo e come tale è diventata un “manichino”. Per questo la mostra porta una riflessione sul sistema del mercato, sull'arte superficiale. «L'esposizione è mondiale, non lo direi se non la considerassi importante e umile, valorizzata dall'impegno di molti. Vengo da 20 anni a Modena e ho presentato mostre monografiche da Emilio Mazzoli. Tutto è fantastico, anche nelle piccole cose. C'è il sempre il sospetto che questa arte contemporanea sia di difficile comprensione. Ma bisogna avere il coraggio di soffermarsi di più ad ammirare le opere per conoscere il loro significato». E Mazzoli fa notare che si sia fatto troppo rumore su questa mostra e che Milazzo è un critico di valore e che merita il compenso tanto criticato. «L'arte ha bisogno di silenzio e non di chiacchiere. E' stato il sindaco a chiedere la mia collaborazione e sono stato attaccato con la mia famiglia. In qualsiasi parte del mondo avrei avuto maggiore rispetto».

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