Una task force di polizia contro il terrorismo
Modena tra le venti città nel programma per i blitz contro gli islamici radicali Dieci agenti verranno formati i prossimi giorni e saranno già attivi da ottobre
Da fine settembre a Modena sarà attivo un Nucleo di polizia antiterrorismo pronto a entrare in azione in caso di emergenze. Sarà uno dei venti Nuclei previstidal Viminale in altrettante città italiane considerate sensibili per quanto riguarda presenze di sospetti o per obiettivi sensibili. L’addestramento degli agenti, che sono già in Questura, inizierà tra pochi giorni. È previsto che sappiano intervenire durante i blitz stile “teste di cuoio” per neutralizzare e arrestare sospetti di terrorismo. L’attenzione maggiore è ovviamente volta verso il mondo islamico estremista, salafiti e jihadisti, che cercano di reclutare nuovi adepti tramite internet o con contatti creati in moschee e centri islamici. Per questo la Digos di Modena continua a svolgere il suo monitoraggio con massima discrezione.
È emerso, a proposito di contatti sociali diretti e di paure diffuse, che il centro culturale islamico di via Alassio che sta tanto facendo discutere il vicinato era noto agli agenti fin dalla sua apertura. I controlli erano già stati svolti non appena erano stati stesi alcuni tappetini davanti all’ingresso in occasione di una preghiera e da allora sono proseguiti con presa di informazioni e di contatti. Nel caso di via Alassio, è emerso che tutto è regolare e che il centro islamico ha i permessi in regola e che è persino tenuto sotto controllo con discrezione dalla polizia municipale. Infine, si è appurato che si tratta di un centro a prevalenza etnica: la maggior parte dei frequentatori sono originari del Bangla Desh.
La stessa attenzione c’è per le moschee cittadine e per centri culturali e di ritrovo per islamici. L’aspetto più complesso resta invece il contatto via internet o per telefono.
Le indagini della Digos sono complicate infatti dal ricorso costante alla mediazione linguistica: ogni parola deve essere tradotta.
Gli investigatori sono attenti soprattutto a chi cerca proseliti per l’Isis o altre formazioni terroristiche che prendono parte attiva alla guerra in Siria, in Irak e anche in Libia.
Finora non è emerso nessun caso grave a Modena (a parte quello nel Mantovano del modenese di Novi che si è arruolato un una milizia salafita, come segnalato mesi fa in un rapporto ufficiale dei servizi segreti).
Questa situazione di calma apparente che si vive a Modena deve fare i conti con un alto numero di immigrati di fede islamica del tutto pacifici e con le immancabili quote di “teste calde”, bigotti ed esaltati che possono entrare in contatto con chi cerca di reclutare islamici politicamente radicali pronti a uccidere e uccidersi.
Per questo le indagini non possono essere solo locali, ma ad ampio raggio: molte di queste persone tenute sotto controllo si spostano por il Nord Italia e entrano in contatto con centri islamici e moschee di altre città. Le indagini sul radicalismo islamico e il terrorismo sono per questo tenute sotto controllo a livello centrale-nazionale. E per questo motivo si è creata una rete di agenti che devono specializzarsi in interventi rapidi e incisivi in caso di crisi o di emergenze. Venti le Questure interessate; tra queste, anche Modena.
Il Viminale ha già scelto gli agenti che faranno parte della task-force locale. A Modena sono già in sevizio e presto verranno formati alle tecniche di intervento. Stando a quanto previsto, saranno operativi già a fine settembre o ai primi di ottobre.
Carlo Gregori
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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