Scoperta serra con 18 piante di cannabis
La Squadra Mobile fa irruzione in un magazzino di due spacciatori arrestati e trova una coltivazione di marijuana
L’operazione della Squadra mobile non era finita del tutto e quando gli agenti hanno saputo che l’affitto del’appartamento degli spacciatori comprendeva una dependance composta da uno stanzone sono rimasti sorpresi aprendolo e trovando diciotto piante di cannabis in piena fioritura. Le piante erano pronte per il raccolto e la vendita. Il marocchino e il tunisino arrestati alcuni giorni fa in via Aldrovandi ora si trovano a carico un’altro capo di accusa grave: produzione di sostanza stupefacente a scopo di spaccio.
Le diciotto piante sono alte dai 50 agli 80 centimetri. Non tanto, se si pensa che una pianta simile può superare i due metri. Ma erano nel pieno del loro sviluppo, “pompate” com’erano di fertilizzanti olandesi e sviluppatori di radici. Sottoposte alle lampade speciali e a un drenaggio a goccia nell’innaffiamento, in un ambiente chiuso e soffocante che raggiungeva fino a 60°. Anche se gli esperti di droga della Mobile sostengono che si tratti di due tipi di cannabis pregiata, quella produzione era sicuramente a “km zero” ma tutto fuorché bio. Anzi, come ha sottolineato il capo della Squadra mobile Enrico Tassi era il frutto di una produzione intensiva industrializzata, piante tirate su e spremute per rendere il massimo.
Le cime, infatti, sono già cariche di resina e polline, pronte per essere raccolte e vendute. E nella stanza è stato anche trovato un saccone del pattume pieno di foglie, anche quelle da smerciare.
A quella serra la Squadra Mobile è arrivata in coda all’indagine successiva all’arresto di W.H., tunisino 31enne, e del suo socio marocchino, G.S., 34anni. Sono i due intestatari dell’appartamento nella palazzina di via Aldrovandi dove - durante un blitz della polizia di Stato successivo a pedinamenti e altre indagini sullo spaccio di droga dietro il Teatro Storchi - sono stati trovati 1,2 chili di hascisc, 20 grammi di cocaina e 30 grammi di marijuana. Dal contratto di affitto risultava infatti che i due avevano in uso anche quello sgabuzzino grande, una specie di magazzino da laboratorio.
Il giorno dopo gli arresti, gli agenti della Squadra mobile sono tornati e hanno notato da una finestra che c’erano delle piante illuminate da neon. L’irruzione ha portato alla conferma: era una sorta di piccola piantagione domestica condotta secondo criteri di massimizzazione della produzione di marijuana. Un’attività fatta con cura e metodo. Una branca delle attività dei due già agli arresti. Ora si sta anche indagando sulla fornitura di elettricità che i due utilizzavano.
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