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Cani, allarme abbandoni a Modena: in un mese 74 recuperi del canile

Gabriele Farina
Cani, allarme abbandoni a Modena: in un mese 74 recuperi del canile

I gestori del canile intercomunale di Modena: «Rispetto agli ultimi anni c’è stato un picco. I 74 cani che abbiamo recuperato sono animali sani che sfortunatamente hanno incontrato le persone sbagliate»

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MODENA. Il cuore va in vacanza? Mai come quest’anno sembra di sì. Persino nella “civile” Modena gli abbandoni dei cani sono in aumento. Per alcuni sono i migliori amici dell’uomo (e della donna), per altri diventano un “peso” da lasciarsi alle spalle con qualsiasi pretesto. “È troppo vecchio”, “non possiamo tenerlo”, “è aggressivo”: sono alcune frasi per seppellire la coscienza, aprendo portabagagli o portiere, ignorando i guaiti di chi sino allora aveva fatto parte della propria vita. Così in strada si ritrovano quattro zampe di tutte le età e non tutti sopravvivono. In un caso migliore c’è chi li porta al canile intercomunale, specie in casi di separazioni o partenze.

«Abbiamo avuto un aumento dall’anno scorso - garantisce Sabrina Bondi, responsabile del canile - sono entrate in due settimane tre cucciolate da circa otto cuccioli l’uno. Ci sono stati anche abbandoni di cani adulti e anziani, in due mesi sono stati almeno quattro. Li abbiamo ritrovati mentre vagavano per le strade di Modena, senza microchip né tatuaggio per l’identificazione. Rispetto agli ultimi anni c’è già stato un picco». In aumento anche i recuperi complessivi. «In media sono circa sessanta al mese - riconosce la responsabile - questo mese siamo già a 74».

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Da una parte chi non sa prendersi cura di un cucciolo di pochi mesi, dall’altra chi dedica il proprio tempo per seguire venticinque animali alla volta. Una cifra che può fare impressione e descrive la realtà su cui si confrontano in media i volontari. «Siamo sei operatori per centocinquanta cani», riprende Sabrina. Basta dividere per ottenere il numero 25. «Nella nostra giornata tipo partiamo alla mattina - spiega la responsabile - ci sono due operatori che fanno mangiare tutti i cani, altri due puliscono i reparti più grandi, che chiamiamo stalle. Ci si occupa poi dei reparti più piccolini e degli anziani, ci sono due operatori in ufficio. Tutti i giorni ci sono turni di riposo a rotazione. Bene o male tutti hanno un reparto assegnato, senza rotazioni, così monitoriamo i cani tutti i giorni. La nostra età media è di trent’anni, siamo più dello scorso anno e lavoriamo bene».

I volontari dedicano cure che non si limitano al cibo, ma s’estendono agli aspetti legati alla salute. «Il messaggio in passato tramandato era che i cani del canile sono gli scarti - si legge nel sito - al contrario sono cani sani, capitati nella struttura solamente perché hanno incontrato le persone sbagliate».

Persone che magari non hanno più avuto il coraggio di abbattere una barriera. «Tra i falsi miti c’è quello che un cane grande può vivere solo in giardino - riprende Sabrina - in realtà può vivere in appartamento. C’è anche quello che non si abitua alla vita nuova dopo l’adozione, mentre in realtà si può abituare alla vita di famiglia a qualunque età». In dieci anni al canile ha visto crescere cuccioli, ma anche persone. «Il nostro canile è gestito da una cooperativa sociale - conclude Sabrina - molti operatori provengono da centri di recupero. Con i cani le soddisfazioni sono tantissime. Insegnano il rispetto».

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