Capannoni, vendite flop: aree urbanizzate vuote
Le agenzie immobiliari: prezzi crollati ma poche richieste. Tira solo l’usato Legambiente: «Era meglio lasciare i vigneti, almeno il lambrusco si vende»
CARPI. Le ruspe sono nuovamente al lavoro per creare lo spazio in vista della realizzazione di nuovi capannoni industriali e artigianali. Nella zona autotrasportatori di Fossoli ghiaia e cemento hanno “mangiato” migliaia di metri quadrati di vigneto. Stessa situazione, anche se in questo caso i lavori di urbanizzazione sono finiti da tempo, nel comparto industriale di via Guastalla. Una zona, quest’ultima, che appare “lunare”, con pochi capannoni, e tante aree coperte di sassi in attesa che qualche imprenditore fiducioso nel futuro compri e realizzi nuovi capannoni.
«È il risultato della mancata programmazione dell’uso del territorio - dice Mario Poltronieri di Legambiente -: si urbanizza, senza sapere se poi qualcuno costruirà». In effetti nell’ambiente delle agenzie immobiliari non si respira grande ottimismo. Il punto è che pochissimi artigiani e industriali si avventurano a comprare nuovi capannoni, né hanno intenzione di realizzarli in prima parsona. Tutto ciò nonostante i prezzi siano quasi dimezzati rispetto a 6, 7 anni fa. Se nel 2010 un capannone nuovo poteva costare circa mille euro al metro quadrato, adesso si possono trovare sul mercato prezzi che oscillano attorno ai 500 euro al metro quadrato. A quanto pare hanno maggiore successo gli edifici usati, sia per l’acquisto, sia per l’affitto.
«Compravendita e locazioni di capannoni usati - dice l’agente immobiliare Alessandro Gelosini - hanno avuto un’impennata. Relativamente alle quotazioni molto dipende dalla posizione dell’immobile». Eppure vi sono capannoni in aree di grande passaggio (si pensi a quelli sulla Romana nord, operazione immobiliare sull’ex maglificio Corolla), che sono vuoti da anni. I cartelli vendesi e affittasi sono tristemente appesi a strisciate di nastro adesivi ormai consunto.
«Noi - prosegue Legambiente, che su questo tema è particolarmente critica - all’indomani del terremoto del 2012 avevamo proposto di azzerare tutto il piano regolatore e di andare a rivedere le reali necessità di urbanizzazione. Purtroppo nessuno ci ha ascoltati e adesso ci troviamo in una situazione in cui si asfaltano aree verdi con la probabilità che restino abbandonate perché nessuno vi costruirà nulla. Il punto - continua Mario Poltronieri - è che il Comune dovrebbe discutere finalmente del Psc, il Piano strutturale comunale, per dare una nuova programmazione edilizia alla città. Sia per fermare il consumo di suolo, sia per dare soluzioni reali al mondo dell'edilizia - spiega Poltronieri, riferendosi anche all’edilizia privata - occorre mettere in campo strumenti veri e vere risorse per la rigenerazione urbana. Per quanto riguarda le aree industriali urbanizzate e su cui tuttora non sono stati realizzati i capannoni fa male constatare come sia stato eliminato terreno agricolo senza un progetto chiaro. E visto che il lambrusco ora ha un boom di esportazioni, - conclude con una battuta Mario Poltronieri - ci accorgiamo che sarebbe stato meglio lasciare i vigneti invece che abbatterli per costruire aree industriali ora deserte».
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