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Guercino: un anno dopo l’allarme è ancora spento

di carlo Gregori
Guercino: un anno dopo l’allarme è ancora spento

Le indagini sul clamoroso furto non hanno fatto passi avanti, mentre S. Vincenzo resta con l’impianto di sicurezza disattivato: nessuno ha sollecitato il parroco

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Qualche bottiglietta di acqua vuota e una perquisizione a vuoto. Poi più niente. A quasi un anno dal clamoroso furto del quadro del Guercino in San Vicenzo - “Madonna con i Santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo” - nulla è progredito nella conoscenza sulle finalità del furto, sui suoi autori e sul suo committente. Nulla è cambiato anche per la sicurezza di quella chiesa che contiene altre opere artistiche e di pregio: l’impianto di allarme non è mai stato attivato, come spiega il parroco, perché nessuno lo ha sollecitato e perché non ci sono soldi.

«Nulla» è la laconica risposta che arriva dai vertici del Nucleo Tutela del Patrimonio artistico dei carabinieri, al comando di Roma, alla nostra domanda di cosa è emerso di nuovo nel corso di quest’anno di indagini. Non c’è stata la richiesta di riscatto. Non ci sono state indicazioni che la grande tela - 293x184 cm - sia stata tagliata a pezzi e rivenduta ad antiquari senza scrupoli, come si temeva. Non c’è stato soprattutto alcun segnale dal mondo della ricettazione di lusso, tra connoisseur, frequentatori di aste di pittura italiana antica, collezionisti criminali. Nessuna soffiata, insomma, che possa dire che fine ha fatto quella pala enorme portata fuori con disinvoltura nella notte di una domenica di metà agosto probabilmente dalla porta stretta di via Gherarda, anziché dall’ingresso di corso Canalgrande.

Le indagini, coordinate dal pm Claudia Ferretti, hanno svolto accertamenti anche sull’ambiente di chi frequenta quella chiesa aperta solo la domenica e per le festività, in occasione delle messe. Non sarebbe emerso nulla. I Ris hanno svolto analisi sulle bottigliette dell’acqua trovate durante il secondo sopralluogo per i rilievi. Ma in mancanza di sospetti, anche i dati che possono emergere da tracce biologiche sulle bottigliette restano muti. In settembre, la perquisizione in un cantina di viale Verdi non ha portato a nessuna novità.

Nessun cambiamento da quel giorno anche per l’impianto di sicurezza di San Vincenzo, donato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, installato e disinserito giorni prima del furto. Il parroco don Gianni Gherardi ha detto, dai noi contattato: «L’impianto è fermo da allora e siccome non sono stato sollecitato ad accenderlo e non ho soldi per mantenerlo non l’ho attivato». Della task-force annunciata dalla Prefettura prima del summit del 28 agosto per far fronte ai furti di opere d’arte nelle chiese modenesi non si è saputo nulla. Mentre il Comune, che aveva annunciato impianti di allarme nelle sue cinque chiese - Sant'Agostino, Voto, San Biagio, San Barnaba e Tempio - non è ancora partito con lavori perché aspetta che finiscano gli interventi di restauro post-sisma. Insomma, se tornassero domani notte, i ladri non troverebbero nulla di cambiato.

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