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Così un agente ha “salvato” un reparto a Modena

di Stefano Totaro
Così un agente ha “salvato” un reparto a Modena

Modena. Il poliziotto a Baggiovara ha recuperato un pc contenente tutti i dati dei pazienti e un progetto regionale frutto di quattro anni di lavoro

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MODENA Un signor investigatore. Da una mezza frase, da un veloce racconto che soltanto il fiuto, l’istinto affinato dall’esperienza ha saputo trasformare in un indizio, questo poliziotto è riuscito letteralmente a salvare un intero reparto dell’ospedale di Baggiovara. E non solo: grazie alle sue parole, grazie alla giuste leve che è riuscito a toccare, è riuscito a convincere una parente di colui che poi si è rivelato essere il presunto ladro a guidarlo sino alla meta, sino al posto dove era custodito ciò che era stato rubato. Nel reparto, alla notizia che l’indagine aveva avuto successo in neanche otto ore dalla denuncia, sono scoppiati in lacrime. Lacrime di contentezza e di sollievo: perché ciò che ritornava era il cuore stesso del reparto di Medicina d’urgenza, era davvero tutto il loro lavoro.

Si tratta di un personal computer: un rettangolo tecnologico dentro al quale lo staff di Medicina d’urgenza aveva inserito, per custodire, tutti i dati relativi ai pazienti gravi, le cure, le diagnosi, le varie terapie. Insomma la storia di ciascun paziente, con nomi, indirizzi, farmaci e così via. Ma non solo, sempre in quella scatolina c’erano anche quattro anni di lavoro inerenti ad un progetto ideato e finanziato dalla Regione Emilia Romagna per rendere più efficiente il lavoro del reparto, ricerche sui servizi, produttività, migliorie e quant’altro. Insomma questo tesoro custodito nel pc era stato portato via. Era custodito all'interno di un armadio ma, domenica scorsa, qualcuno si era introdotto nell’ufficio, aveva scassinato la chiusura dell’armadio e asportato due computer. Uno era proprio il preziosissimo pc. All’indomani, nella disperazione generale, viene chiamato ad intervenire il responsabile del posto di polizia di Baggiovara. E così Bruno Fontana. ora più che mai “il detective dell’ospedale”, inizia a indagare. Ascolta gli addetti alla sorveglianza, chiede se avevano visto o notato qualcuno, se c’era stato qualche episodio anomalo. Un vigilante gli riferisce che sì, una persona, un moldavo, era stato fermato per un controllo perché si aggirava ma poi questi aveva raccontato che era andato a visitare un suo parente. Era stato sufficientemente convincente e allora non c’era stato un ulteriore intervento.

L'INDAGINE Al poliziotto però si accende la lampadina del sospetto. E così ecco che “il detective” inizia a scrutare nelle liste pazienti alla ricerca di un ricoverato di nazionalità moldava. Una grande ricerca, su tutto l’ospedale. C’è un nome. Decide di partire da questo. L’agente va quindi a controllare dove è ricoverato, in Neurochirurgia, e trova alcuni parenti in visita. Si presenta, parla con una donna moldava. Spiega. E spiega soprattutto che senza quel computer le cure di tanti pazienti sono tutte da rifare, che la vita di tante persone è in pericolo, che ci vorrebbe una buona azione per rimediare ad una cattiva. La donna si rivela proprio essere quella giusta: dopo un po’ ammette di avere un parente un po’ ... “a rischio”, cioè sospettabile. E allora il poliziotto, ora che ha trovato una pista, non la molla più: avendo già aperto una breccia insiste e con i giusti metodi e le giuste parole, convince la donna ad accompagnarlo a casa del suo parente. Se qualcosa c’era da trovare, quel qualcosa forse era ancora a casa sua. Già, ed era anche una lotta con il tempo: i computer potevano essere stati già venduti, piazzati a qualche ricettatore. La donna e l’agente dunque vanno nella casa del sospettato. Lui non c’è, la donna è di famiglia, è una parente e ha libero accesso, entra assieme al poliziotto. Ricerche ovunque. Ricerche che alla fine, come ultima chance, portano in giardino. Nell’armadietto dove ci sono gli attrezzi. Lì c’è il pc, lì ci sono le decine e decine di pazienti in cura, lì c’è il mega progetto che vale quattro ani di lavoro. Eureka. Il ladro, un 34enne, è stato denunciato. La direzione sanitaria ha espresso lodi e ringraziamenti al “detective” Bruno Fontana per l’operazione.

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