Gazzetta di Modena

Modena

Dogali, passano gli anni ma l’impianto resiste

Gabriele Farina
Dogali, passano gli anni ma l’impianto resiste

È il più grande della città. Soddisfacente l’offerta per i clienti e la pulizia anche in queste giornate affollate dove il nuoto libero viene penalizzato

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MODENA. Com’è nuotare a Modena? Dopo aver incontrato bagnanti cittadini sulle rive del Panaro abbiamo iniziato un giro tra le nostre piscine. Un percorso a tappe che intende fornirvi una visione prospettica sulle realtà modenesi dedicate al nuoto (e sport affini). La prima tappa del nostro viaggio è la Dogali.

Situata nell’omonima via, rappresenta il più grande impianto acquatico della nostra città. Si accede dal civico numero 12, a due passi dallo stadio Braglia. Varcato il cancello, sulla sinistra si trovano giochi per bambini su una verde superficie. Una ventina di metri più avanti ecco l’ingresso principale. All’interno uno schermo digitale si alterna con le tradizionali bacheche per gli annunci. Davanti c’è la segreteria in cui è possibile fare il biglietto. Un ingresso costa sette euro per gli over 14 (e gli under 65). Gli orari sono comodi con un “ma”.

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Da questa settimana a tutto settembre, infatti, non sarà possibile andare a nuotare nei weekend. Secondo quanto si legge sul sito, nei giorni feriali gli impianti sono aperti dalle 6.45 alle 19. Tuttavia, nei prossimi due mesi non saranno previsti gli accessi del sabato e della domenica, fino allo scorso weekend possibili dalle 9 alle 19. Fa eccezione la vasca bimbi, a fianco della piscina esterna, aperta anche nei fine settimana (sempre dalle 9 alle 19) Torniamo a concentrarci sull’ingresso. Temendo per la sicurezza (non è mancato almeno un episodio di furto) domandiamo se ci sia un armadietto. La risposta è positiva e c’è consegnato un lucchetto con chiave, da restituire all’uscita. Dalle 9 di mattina in poi è possibile anche affittare un lettino su cui prendere il sole con un gettone di tre euro.

Ne servono sette per averne due con un ombrellone. Le strade ora si dividono: a sinistra si va verso le piscine interne (quattro, di diversa superficie), a destra si accede allo spazio esterno. Salite le scale ecco le porte che conducono agli spogliatoi. In quello maschile si nota subito una telecamere al centro, fissa sul muro. Pavimenti in cui si notano tracce di scarpe, panchine tradizionali e armadietti numerati, in cui riporre zaini e piccole borse. Una porta è aperta verso l’impianto, mentre in fondo vi è quella per i bagni. È chiusa con un lucchetto, per entrare occorre andare fuori.

A fianco del locale le docce (funzionanti) con cui ripulirsi dal cloro (non eccessivo). Ve ne sono anche nei pressi delle piscine, con un cartello che impone il divieto di entrare in acqua senza essersi sottoposti a una rapida “pioggia”. L’acqua è pulita, le corsie quasi tutte libere. Ce ne sono due affidate alla Modena Nuoto e in acqua si notano giovani atleti già di fama internazionale come Tania Quaglieri e Cecilia Camellini. L’atleta ipovedente richiama alla mente che il nuoto è di tutti. Un monito rimarcato sia dagli eventi organizzati dalla società sia dai progetti per diversamente abili e bambini soggetti a terapie neuropsichiatriche, tenuti dall’Ausl con Uisp. È tempo di andare in acqua. Una volta usciti si passa di nuovo sotto la doccia. Chi va di fretta non può fermarsi al bar o nella terrazza che domina l’impianto a sorseggiare una bevanda ghiacciata. Altrimenti spazio al relax, magari stendendo il proprio telo sui tanti spazi verdi, occhiali da sole e libro in mano.

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