Gualmini: «La crisi è profonda Altri fondi per la disoccupazione»
L’assessore al welfare impegnata nella coesione sociale: «Modena è da prendere come esempio per l’integrazione dei nomadi: l’esperienza delle microaree elimina i finanziamenti a fondo perduto»
«La Regione Friuli Venezia Giulia della presidente Debora Serracchiani – anticipa la vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini - ha già approvato la legge sul reddito minimo garantito: penso sia possibile farlo presto anche da noi, ipotizzandolo sui 450-500, la cifra del Friuli è questa. Ovviamente servirà l'impegno da parte del lavoratore disoccupato che riceverà l'assegno di cercare un altro posto di lavoro o partecipare ai corsi di formazione organizzati».
Tra alcuni mesi anche in Emilia Romagna si arriverà alla istituzione del reddito minimo garantito, un obiettivo certo del Pd e degli alleati di Sinistra ecologia e libertà, ma soprattutto un cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle. La modenese Gualmini, assessore al welfare nella giunta Bonaccini e docente di politiche sociali, è reduce anche dalla appena approvata legge sulla istituzione in regione delle microaree per i nomadi. Nell'intervista parla anche della situazione sociale a Modena e nel territorio emiliano. Ultimamente si parla molto di integrazione, anzi di mancata integrazione per i nomadi, che la Lega e tanti cittadini chiamano zingari.
Qual è la situazione?
«Parto da Modena, realtà che conosco bene. Lì ci sono, a fianco di situazioni critiche come altrove – continua l'assessore Gualmini – microaree predisposte per l'ospitalità dei nomadi che funzionano piuttosto bene. Per questo la recente legge regionale sulla inclusione di Rom e Sinti, approvata anche con i voti del M5S e di Sel, propone l'istituzione di queste piccole zone anche altrove. I rapporti, con istituzioni e cittadini, funziona molto meglio dove c'è un unico capofamiglia interlocutore. E naturalmente così è tutto più semplice e si evitano i conflitti all'interno dei campi».
Le microaree esistono già anche altrove?
«Sì certo, ad esempio a Carpi, a Reggio e in altre città emiliani tutto è ormai pronto per attuare percorsi simili a quello intrapreso a Modena. Questa scelta, non dimentichiamolo, prevede tra l'altro il superamento dei finanziamenti pubblici per i campi Rom. Una delle polemiche principali».
Gualmini dunque ricorda come Modena, nelle scelte regionali dedicate al welfare, è centrale perché sotto la Ghirlandina, ad esempio, varie famiglie Rom già sono nelle liste per ottenere le case popolari. Inoltre l'Università di Modena sta collaborando a una imponente ricerca appunto sulla istituzione del redditi minimo garantito.
Come funziona la legge che avete approvato?
«Tenevamo molto alla legge sui nomadi: nelle microaree si pagheranno le utenze e c'è una unica famiglia con il capofamiglia e tutto è più semplice. I campi nomadi hanno infatti molte criticità, perché si generano tra le famiglie e all'esterno tensioni e conflitti, inoltre le condizioni igieniche sono spesso intollerabili. E poi c'è il tema dei finanziamenti a fondo perduto che aboliamo: la legge si porta dietro solo 700mila euro in conto capitale per incentivare i comuni all'organizzazione dei nuovi spazi di accoglienza. La legge comunque non promuove solo le micro aree, ma tenta anche altri approcci all'integrazione, come la possibilità di iscrivere le famiglie Rom e Sinti alle graduatorie per le case popolari. A Modena, in particolari con alcuni giovani nuclei famigliari, accade già. Chissà poi che qualcuno non possa accedere anche al libero mercato dell'acquisto e dell'affitto dell'abitazione».
Si tratta di una soluzione alternativa del Pd rispetto alle “ruspe” proposte dalla Lega Nord di Matteo Salvini?
«Sì, è una politica decisamente alternativa a quella della Lega che in Regione aveva un progetto irrealizzabile che chiedeva l'immediata e completa chiusura di ogni campo. Noi siamo per una politica maggiormente concreta, tenuto conto che non siamo davanti a una invasione in Emilia Romagna visto che i nomadi sono lo 0,06% dei 4,5 milioni di abitanti della regione. Appena 2740 persone».
C'è poi il tema del lavoro e del welfare che lei segue direttamente.
«La rete dei servizi sta tenendo rispetto ad altre regioni e i servizi si mantengono elevati, ma anche qui la crisi ha inciso molto creando nuove sacche di povertà soprattutto nel ceto medio. La nuova legge regionale su lavoro ed inclusione, dotata di 25 milioni di fondi europei per tirocini e aziende, attiverà percorsi individuali dedicati ai disoccupati dando ulteriori risposte a questo problema».
E poi il reddito minimo garantito. Quale sarà il percorso?
«Insieme all'Università di Modena fino ad ottobre ci stiamo occupando di stime e simulazioni, per arrivare a definire norme su dati precisi e reali. Capiremo quanto costerà poi metteremo a punto una proposta. Penso simile a quella del Friuli Venezia Giulia».
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