Lo sconcerto e la difesa dopo i parti drammatici
La direzione sanitaria spiega che uno dei due bimbi non è formalmente deceduto e smentisce la ricostruzione della famiglia sulla dinamica della morte di Aron
La direzione sanitaria dell’ ospedale di Sassuolo in parte smentisce e in parte contesta la ricostruzione dei due tragici eventi accaduti nei giorni scorsi nel reparto di ostetricia e ginecologia.
«Non risultano infatti altri drammatici decessi se non quello avvenuto nella giornata di lunedì e per il quale il personale e la direzione esprimono il proprio cordoglio alla famiglia e massima fiducia nel lavoro della magistratura».
«In merito poi alla ricostruzione dell’evento, si rilevano sostanziali inesattezze rispetto alla documentazione sanitaria già consegnata all’autorità giudiziaria. Il reparto di Ostetricia del nosocomio è punto di riferimento per l’area Sud della provincia di Modena».
Sul primo caso quindi, il bambino andato in arresto cardiaco un'ora dopo la nascita, la direzione dichiara che non c’è stato decesso. Dopo il rincorrersi delle notizie di ieri che davano per morto il piccolo, ora si dice che in realtà si trovi in condizioni disperate al Policlinico di Modena. Resta invece confermato l’accaduto: la nascita senza particolari problemi, il bambino che improvvisamente smette di respirare, i tentativi disperati di rianimazione.
Per quanto riguarda il secondo caso, il bambino morto durante il parto, la ricostruzione che attribuisce il problema alla distocia della spalla, al bambino incastrato che non riesce a uscire nel tempo necessario, è confermata, ma sono le parole della famiglia a destare le perplessità delle autorità sanitarie.
Parole che Giusto Fascella, il padre, ha confermato personalmente e che ha ripetuto alle forze di polizia che hanno sequestrato la cartella clinica.
Secondo la famiglia, la sottovalutazione delle dimensioni del piccolo Aron sarebbe «fra le cause della sua morte durante il parto» e questo addebitano agli operatori. Dichiara di «aver messo in guardia sulle dimensioni del bambino, visti i due parti precedenti», «di aver ipotizzato la necessità di un parto cesareo e di essere stato tranquillizzato sulla riuscita del parto naturale».
Differiscono, secondo quanto si apprende dall’interno dell'ospedale, i tempi di attesa dell’uscita del bambino. La famiglia sostiene che Aron è stato estratto dopo quaranta minuti, ma probabilmente il tempo è stato minore, comunque troppo per sperare di mantenere il piccolo in vita. Sono le parole di genitori che hanno visto il bambino smettere di respirare durante il parto, dopo nove mesi di gravidanza e l’attesa del terzo figlio, dopo i due che la coppia aveva già avuto senza problemi. Statisticamente, la distocia della spalla può capitare nel 2 per cento dei casi ma quasi mai è letale perchè si riesce comunque a sbloccare la situazione. In questo caso in particolare la conseguenza tragica è ancora più inspiegabile, vista l’esperienza e la preparazione, su cui arriva più di una conferma, dell’equipe in sala e visto l'impegno che sei persone (sempre secondo la famiglia) hanno messo nel cercare di risolvere la situazione. Resta lo stupore per due eventi così drammatici e ravvicinati, in un reparto che è punto di riferimento, dove anche molte future mamme non residenti chiedono di poter venire a partorire.
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