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Modena “balla” nell’area vasta fantasma

Modena “balla” nell’area vasta fantasma

Da una parte i problemi sui conti della Provincia, dall’altra i malumori di Reggio e il potere di Bologna

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«Se si sblocca la presa in carico da parte dello stato dell'istituto “Fermi” si fa il bilancio, in caso contrario lo faremo lo stesso, ma prendendoci dei rischi. Dobbiamo arrivare al 30 settembre con un possibile bilancio, quale ancora non si sa bene...». Cattura così ieri mattina l’attenzione dei consiglieri provinciali il presidente della Provincia e sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli. La proroga dei bilanci delle nuove province al 30 settembre ha consentito un pò di respiro, ma le incertezze post Legge Delrio rimangono tutte. Pesano tante incognite, dalla presa in carico della Polizia Provinciale gestita da Roma all'istituto tecnico Fermi, che continua a pesare per 2,5 milioni di euro all’anno sulle casse della provincia. «La prima notizia positiva- commenta Muzzarelli a margine del consiglio provinciale di ieri- è l’approvazione da parte della Regione Emilia-Romagna della legge di riordino delle province. Abbiamo lavorato molto in questi mesi per cercare di dare un assetto funzionale di rispetto del territorio, gli emendamenti che la provincia ha predisposto sono poi entrati a far parte di questa legge». Smaltiti i botta e risposta con viale Aldo Moro anche vivaci, allora, ora occorre accelerare il confronto per capire nei prossimi giorni quanto personale della provincia andrà verso la Regione e quante risorse arriveranno qui, sulla base delle deleghe che la regione stessa ha definito ancora di competenza delle province.

Un bel lavoro estivo, insomma, che dovrà portare alla predisposizione di un documento di bilancio possibile: «Noi stiamo continuando a svolgere le stesse funzioni del 2014 con un bilancio, però, azzoppato. Dobbiamo dare infatti 27 milioni di euro a Roma, questo è il dato più negativo».

È stato fatto il punto anche sulle future scelte di area vasta, e qui siamo ancora in alto mare. Modena vorrebbe rilanciare il distretto industriale, magari allargato a Ferrara in analogia con lo scacchiere di Confindustria, con Bologna e Reggio. Ma quest’ultima nicchia, e resta affascinata dalle suggestioni dell’alta Emilia intorno a Parma e non solo. La fatica di questi mesi nell’integrare i servizi delle “nuove” province di Modena e Reggio, tra gli altri casi, ha già fatto capire che aria tira. Modena fa intendere che, tra Bologna e Parma, non c'è dubbio su chi mirare. Il problema è che la città metropolitana bolognese, non certo da oggi, risulta troppo invadente.

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