Cadica, la multinazionale delle etichette
I segreti del “labelling” per arrivare a fatturare 35 milioni con 200 dipendenti. Il rapporto con Porsche Consulting
Chi non conosce il mondo dell’abbigliamento, chi non è addetto ai lavori può rimanere stupefatto e ritenere incredibile che producendo etichette un’azienda possa assumere dimensioni tali da fatturare 35 milioni all’anno con 200 dipendenti in tutto il mondo.
Incredibile ma vero perchè sono i numeri di Cadicagroup, impresa di Carpi nata nel 1974 nel distretto della maglieria per iniziativa della famiglia Carnevali e capace di crescere fino al punto attuale. Gli esperti lo chiamano labelling, nelle versioni più complesse si parla di packaging, ma sempre etichette sono ed è comprensibile la perplessità che di primo acchito assale chi è incompetente in materia: «Ma tutto questo – dice Andrea Carnevali, Ad Cadicagroup – accade perchè subito si pensa all’etichetta in senso tradizionale: una targhettina di tessuto che contiene solo i pochi elementi obbligatori per legge. Il concetto di labelling, per non parlare del packaging, fa capire che l’etichetta non è più soltanto un accessorio secondario ma un vero strumento di marketing, un prodotto su cui l’azienda di abbigliamento è indotta a investire per presentare al massimo livello il proprio marchio, con tutta la sua storia che ha alle spalle e la sua identità. Dall’etichetta, dai cartellini adeguatamente studiati si può percepire la qualità del prodotto e questo diventa un valore aggiunto fondamentale per il capo, si tratti di jeans o quant’altro, che l’azienda propone sul mercato. Noi crediamo di essere bravi nel proporre questo valore aggiunto alle grandi aziende di abbigliamento». Il segreto di questo particolare “valore aggiunto”? Carnevali non si nasconde e qualcosa lascia trapelare:
«I prodotti - dice l’Ad - nonostante la crescita dell’azienda non hanno perduto la caratteristica artigianale tipica del made in Italy che ci ha sempre contraddistinti - dice l’Ad - e tuttora ci serviamo di bravi artigiani che ci garantiscono un contributo insostituibile».
Una crescita esponenziale ha caratterizzato gli ultimi anni di Cadicagroup con aperture sempre più significative all’estero, al punto che ora può anche essere definita come la multinazionale delle etichette, anche se la proprietà è rimasta italiana. Crescita che si lega anche all’ingresso in società di un importante Fondo di investimento italiano, Gradiente, che nel 2013 ha acquisito il 42% del capitale lasciando la maggioranza alla famiglia Carnevali ma garantendo la liquidità necessaria per potenziare l’espansione all’estero. Los Angeles, Hong Kong, la Cina, Istanbul sono sedi importanti di questa azienda che un anno fa ha compiuto un altro passo per garantirsi un salto di qualità ulteriore. È così nata la collaborazione con Porsche Consulting, società affiliata alla grande casa automobilistica che si occupa di consulenza gestionale e, come dichiara il manager Giovanni Notarnicola, «si pone l’obiettivo di fare diventare l’azienda-cliente la Porsche del proprio settore. Noi garantiamo un supporto in tutto il mondo e in tutti i settori per raggiungere l’eccellenza operativa focalizzando l’attenzione su tutto quello che crea valore. Nel caso di Cadica abbiamo svolto un periodo di due mesi di full immersion con un team di dirigenti dell’azienda carpigiana e in un secondo tempo il rapporto è diventato di consulenza nei tempi e nei modi richiesti dalle esigenze dell’impresa».
«Una collaborazione - conferma Carnevali - che sta assicurando risultati di importanza primaria e contribuisce a fissare obiettivi sempre più impegnativi per l’espansione all’estero. Saremo impegnati in un nuovo servizio, che è quello della logistica per la gestione in loco della distribuzione su certi mercati come quelli asiatici». E gli stilisti che lavorano per Cadica continueranno a girovagare per il mondo alla ricerca di nuove idee e seguendo sempre gli stessi criteri vincenti. Perché il marketing, in questo caso più che mai, è «questione di etichetta».
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