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I cocci del teatro Carani tornano alla proprietà

I cocci del teatro Carani tornano alla proprietà

Scaduto il contratto d’affitto con il Comune. Manca ancora una strategia futura I protagonisti non trovano un accordo per ristrutturare e sull’eventuale gestione

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Da oggi il teatro Carani è tornato a tutti gli effetti nelle mani della proprietà. A fine luglio scadeva infatti il contratto di affitto con il Comune di Sassuolo, dal quale il municipio aveva fatto recesso comunque già a dicembre, quando gli effetti del crollo di ottobre si erano rivelati tali da impedire una rapida riapertura. L’ultimo, fragile legame ufficiale fra il teatro e la città era comunque il contratto di affitto, che ora è scaduto e non rinnovato.

La situazione adesso è di quelle che non possono far piacere: teatro chiuso, con un crollo interno (nell’accesso al loggione 15 metri di controsoffitto) e uno esterno (cornicione lungo via XX Settembre). Ipotesi di oneri per la riparazione che vanno dai 120mila per il solo controsoffitto, alla più probabile cifra di almeno un milione per passare le eventuali verifiche delle commissioni competenti. Nessuna stagione teatrale alle porte e tantomeno cinematografica (il grande schermo si era già spento nel 2011). Ma soprattutto, nessun dialogo fra la proprietà e il Comune, che si è detto più volte disponibile a sedersi a un tavolo, ma di fatto è riuscito a farlo una volta e non con rappresentanti della famiglia erede ma con l’avvocato chiamato a tutelarne gli interessi.

L’unico aspetto vagamente positivo è la disponibilità a bilancio dei 220mila euro necessari abitualmente, fra affitto e gestione, per organizzare una stagione teatrale. Quelli sono stati conservati e se non potranno servire per riaprire a breve il Carani, potrebbero almeno garantire ai sassolesi qualcosa di alternativo nell’attesa che le parti trovino almeno il modo di confrontarsi.

Per lo storico teatro cittadino i tempi non possono essere brevi, anche ipotizzando che un accordo arrivi domani. Al momento le parti restano sulle loro posizioni: il Comune ha fatto tre ipotesi, acquisto con permuta di altri immobili di sua proprietà (soldi liquidi per comprarlo non ce ne sono); contratto di affitto a lungo termine (possibilmente ventennale) con riparazioni che a quel punto, spalmante su 20 anni, il Comune potrebbe prendersi in carico; contratto di affitto a breve termine (come vorrebbe la proprietà) ma a quel punto con riparazioni a carico dei titolari.

«Riparare un teatro privato con soldi dei contribuenti per poi vederlo tornare a breve nelle mani dei proprietari configura il danno erariale», hanno spiegato più volte il sindaco Pistoni e l’assessore alla Cultura Giulia Pigoni. Sullo sfondo assiste alla vicenda anche il Comitato Salviamo il teatro Carani. Dovevano incontrare il Comune il 21 luglio, ma di questo contatto e dei suoi esiti non c’è stata alcuna notizia.

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