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Serramazzoni, si indaga sul racconto del “miracolato”

di Stefano Totaro
Serramazzoni, si indaga sul racconto del “miracolato”

I carabinieri cercano riscontri. Esame balistico per stabilire la distanza dello sparo. Sequestrato un fucile

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SERRAMAZZONI. Solitamente è il miracolo o il fenomeno presunto tale che viene messo in discussione, sottoposto ad analisi e controanalisi per stabilirne la veridicità o l’esistenza stessa. In questo caso è l’unica certezza: il 30enne , colpito alla nuca da un proiettile senza che questo gli ledesse nervi o muscoli e spina dorsale, senza effetti collaterali s e non quel colpo di tosse con cui ha espulso dalla bocca il proiettile stesso, è vivo e vegeto. Dopo poche cure in ospedale venne dimesso in giornata.

Dunque questo miracolo è un fatto certo. Quello che invece non convince affatto i militari dell’Arma è il come. Come si è arrivati a questo episodio, cosa lo ha provocato. Insomma, gli inquirenti hanno parecchi dubbi sul racconto fornito dal protagonista della vicenda e stanno pertanto facendo indagini e accertamenti per provarne la veridicità. Non ci sono altre versioni fornite da altre persone. Chi indaga solitamente ascolta e valuta. E inizia a cercare.

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E così i carabinieri vengono a sapere che il giovane la sera prima del miracolo non è andato a letto presto. Ha partecipato ad una maxi festa rientrando a casa pare proprio molto tardi. Ci vuole una grande forza di volontà nell’alzarsi all’alba per fare jogging in mezzo ai boschi. Dalle circostanze al colpo. Il trentenne ha raccontato che mentre stava percorrendo una stradina nel bosco ha sentito un colpo terribile e poi una botta alla testa e ai denti. I carabinieri che stanno indagando sul caso hanno disposto degli esami balistici sul proiettile calibro 365. Fondamentale per sapere , oltre ai particolari sulla traiettoria, da quale distanza sia stato esploso.

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Da lontano o da vicino? Oppure una via di mezzo, non da tanto lontano? Ciò che insospettisce i militari, che senza essere specializzati in merito hanno comunque un “occhio clinico”, è che a loro sembrerebbe che il colpo sia stato sparato da vicino. Ma allora non si spiega l’assenza di lacerazioni, di ferite devastanti e micidiali.

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A meno che il colpo sia partito da un “qualcosa” di anomalo, di artefatto. Forse è anche per questo che i carabinieri hanno effettuato una perquisizione nell'abitazione del giovane. Se cercavano armi una l’hanno trovata, un fucile da caccia. Che c’entra ben poco con l’arma che ha sparato.

 

E poi, si chiedono gli inquirenti, come mai quel calibro? Quale bracconiere va a cacciare , fuori stagione, con una pistola che spara proiettili così “piccoli”?. I carabinieri cercano pertanto risposte e fatti che dissipino tutti questi loro dubbi.

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