L'assessore Francesca Maletti e il governo di Modena «Avrei fatto scelte diverse sull’ex Manifattura Tabacchi»
L’esponente Pd e assessore Francesca Maletti parla a ruota libera della giunta Muzzarelli e delle scelte per Modena: «Avrei fatto diversamente per il progetto ex Manifatture Tabacchi. Sulla Fondazione Crmo serve confronto. Più attenzione istituzionale dalla giunta»
Nell’ultimo anno solare la politica modenese, escluse le ripercussioni sul Pd degli scandali regionali, ha offerto almeno tre fatti concreti: primarie vere per la scelta del sindaco, ballottaggio storico con conseguente solidità grillina e un dato di astensionismo molto alto.
È su queste basi che si è mosso il partitone ed è su queste salite che Francesca Maletti resiste nella sua posizione. Oggi, da presidente del consiglio comunale, ha la mente più libera rispetto agli ultimi dieci anni, non risparmia colpi e tra il suo impegno alle Acli e la nuova avventura del gruppo di acquisto solidale al Tempio, governa una fetta di Pd.
Come si sta da presidente del consiglio comunale dopo il primo anno di lavoro?
«Un po' stanchi, anche perché ho ripreso il lavoro che avevo prima dell'assessorato. La presidenza del consiglio è un ruolo di grande responsabilità che vede una concertazione continua con il sindaco da un lato e i gruppi consiliari dall’altro».
Più soddisfatta o stanca di tenere insieme i pezzi del Pd?
«Dipende dalle giornate...».
È un caso che gli unici interventi fuori dal coro arrivino da consiglieri cosiddetti malettiani?
«Per fare interventi fuori dal coro occorre avere capacità di analisi, essere in grado di argomentare le proprie considerazioni e avere esperienza per poter capire alcune dinamiche. Non solo i cosiddetti malettiani le hanno. E poi bisogna superare la logica dei malettiani e muzzarelliani, trandiani, cigniani...».
Possibile che in un anno non ci sia stato mai uno scontro con Muzzarelli?
«Io e Gian Carlo ci confrontiamo spesso, abbiamo entrambi un carattere che definirei “forte” per cui è normale che ci siano degli scontri, ma sempre nel rispetto dei ruoli».
È ancora amareggiata per non aver vinto quelle primarie?
«Io ho fatto i conti con me stessa prima di decidere di sedermi con Muzzarelli e Silingardi per fare un accordo sul programma per i cittadini di Modena a fine marzo 2014. E così è stato».
Pensa mai “ma chi me lo ha fatto fare”?
«Ogni tanto sì, ma finora ritengo ne sia valsa la pena. Se un giorno dovessi considerare le mie fatiche non sufficientemente efficaci per il benessere dei cittadini farò altre scelte».
I lavori del consiglio, va detto, hanno cambiato ritmo: quando lei era assessore le avrebbe fatto piacere rispondere in tempi più brevi alle interrogazioni?
«Ad alcune interrogazioni sì, in quanto intervenire sulle tematiche quando si presentano è positivo, su altre che richiedono risposte da altri enti, è più problematico».
Veniamo alla politica: dicono che lei vada troppo d’accordo coi grillini.
«Io non ho posizioni a priori né positive né negative. Bussetti è un bravo vice, Bortolotti prima e adesso Fantoni sono capigruppo molto corretti, come gli altri consiglieri per cui non vedo il motivo per il quale non dovrei andare d’accordo. Infine, ho sempre concordato con le loro richieste di trasparenza e di sobrietà, che sono anche di altri gruppi».
Quello del sindaco è stato un anno di grandi annunci e di poche cose concretizzate, non trova?
«Amministrare una città come Modena in questi anni non è facile. Detto questo ci saranno i momenti giusti per fare bilanci e valutazioni».
Le dicono ancora che è il primo assessore della giunta Muzzarelli?
«I modenesi dicono tante cose, alcune giuste e altre meno…».
Il Pd in città sta provando a cambiare: è sulla strada giusta?
«È una strada in salita che bisogna percorrere tutti insieme perché le numerose sensibilità, culture e competenze che compongono il Pd possono essere utili solo se si contaminano e la smettono di guardarsi con sospetto. Dobbiamo solo lavorare per la città e i cittadini».
Col capogruppo Paolo Trande sono più i conflitti che gli accordi, colpa delle correnti?
«Con Trande c'è un rapporto di rispetto e di collaborazione dati i ruoli che ricopriamo, poi all'interno del gruppo ci confrontiamo. Le correnti, quando sono di idee, sono costruttive; quando sono solo di fazioni sono negative. Puntiamo a fare le prime».
Ora che è il riferimento del welfare per il Pd regionale qualcosa può dire: dove sta andando Modena? Tengono i servizi?
«Per la risposta a questa domanda mi servirebbe una pagina intera. Occorre fare un grande lavoro regionale per rivedere le normative e gli standard che riguardano gli accreditamenti per coniugare da un lato la tenuta della qualità dei servizi erogati, in base alle necessità, e dall’altro la sostenibilità economica».
Nell'ultimo consiglio tanti hanno protestato perché la giunta presenta e annuncia progetti prima all’esterno che all’aula: lei come la pensa?
«Avevo già portato all'attenzione del sindaco questa criticità. Capisco che nel periodo di ferie ci sia fretta di annunciare le cose, ma confido che in futuro ci sia più attenzione istituzionale».
Il sindaco dicono non ascolti nessuno: Muzzarelli ascolta la Maletti?
«Credo che questa vada posta al sindaco…».
Ex Manifattura: avrebbe fatto le stesse scelte sulla sede?
«Non ho il quadro esaustivo delle sedi presenti a Modena in grado di ospitare mostre con metrature e date disponibili, ma con gli elementi che ho, con la massima franchezza, avrei fatto altre scelte».
Expo: avrebbe fatto le stesse scelte sui finanziamenti al progetto concessi senza bando?
«Se la domanda riguarda le attività fatte ai Giardini Ducali non mi risulta siano stati dati contributi da parte del Comune. Detto questo con i se e con i ma non si è fatta la storia».
Area Vasta: se è vero che Muzzarelli “divide” i colleghi delle altre città, con chi finirà Modena?
«Con Bologna non è possibile essendo una città metropolitana. Sul resto vedremo. La scelta migliore sarebbe con Reggio Emilia, speriamo ci possano essere le condizioni».
Fondazione: dicono che il presidente e le nomine debbano uscire anche da un accordo tra lei e Muzzarelli: su quali basi sarà l'accordo? I nomi vi dividono ancora?
«La Fondazione è uno degli enti che possono concorrere a fare le politiche della città per cui bisogna capire bene dove si vuole andare per evitare una situazione schizofrenica o di stallo. Bisogna parlare delle prospettive e poi delle persone in grado di concretizzare. Su questo ci sarà un confronto».
E se non troverete l’accordo cosa succederà?
«Le posso rispondere a fine ottobre?»...
@dvdberti
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