Quelle mazzate per trattenere il Bologna
In ritiro a Sestola dal 1986. Magnani svela: «Demolimmo di nascosto gli spogliatoi costringendo il Comune ad adeguarli»
SESTOLA. È un legame che ha superato le nozze d’argento quello tra Sestola e il Bologna calcio, arrivato venerdì all’Hotel Olimpic per trascorrere la seconda parte di ritiro che prevede oggi alle 17 la prima amichevole con la Primavera, a cui seguiranno quelle con il Piacenza (il 5) e il Sant’Arcangelo di Romagna (l’8 agosto), prima del ritorno in città il 9.
È la 26esima volta che la squadra felsinea arriva nella perla dell’Appennino (ha saltato solo pochissimi anni), portando visibilità e afflusso turistico: «Siamo contentissimi di ospitare anche quest’anno il ritiro Bologna, che ha sempre rappresentato un momento fondamentale della nostra estate» commenta il sindaco Marco Bonucchi.
«È un onore per noi legarci a una società così blasonata, e un’opportunità turistico-economica importante per gli operatori commerciali, visto l’afflusso di appassionati. Sono cambiati tanti presidenti, ma il legame con Sestola resta».
E pensare che tutto partì come una scommessa nell'estate del 1986: «Allora – ricorda Luciano Magnani, già maestro di sci all’epoca ma impegnato anche nel Sestola Calcio – eravamo gli unici a non avere una grande squadra in ritiro: a Serra c’era la Fiorentina, a Pavullo la Sampdoria, a Pievepelago la Lazio e qui niente. Fu un’operazione a quattro che permise di portare il Bologna, coinvolgendo me, l’imprenditore Giampaolo Pelloni, l’allora presidente del Sestola Calcio Corrado Frodati (che aveva l'hotel Miramonti, dove il Bologna andò per tanti anni) e il sindaco Ubaldo Fraulini, che ci appoggiò convinto. Non fu semplice, ma li convincemmo a venire».
Ma ci si può chiedere perché la scelta cadde proprio sul Bologna.
«ll primo approccio – spiega Magnani – fu legato alla Vignolese allenata da Pino Forni, dove giocava anche mio fratello Paolo Magnani. Loro due avevano il contatto con Tazio Roversi, allora responsabile del settore giovanile del Bologna. Lo portarono a vedere il campo di Sestola e l’impressione fu buona. Poi venne il direttore sportivo Nello Governato e combinammo».
Allora lo stadio non aveva ancora le tribune, che arrivarono solo con i Mondiali del 1990, e gli spogliatoi erano in condizioni critiche, tanto che dopo due anni il Bologna disse che non tornava più se non venivano rifatti. E l’intervento del Comune venne opportunamente sollecitato.
«Io, Corrado Frodati e l’amico Paolo Guerri – continua Magnani – facemmo una cosa da matti: andammo e tirammo giù le pareti a mazzate. Così il Comune dovette rifarli per forza. E il Bologna continuò a venire».
Dal 1987 l’allenatore diventò Gigi Maifredi, artefice della promozione in A, con cui la collaborazione fu perfetta: «Una volta diede in prestito al Sestola il suo massaggiatore: i ragazzi erano talmente carichi che vinsero il torneo della montagna». Ma anche il Sestola aveva dato del suo: «Il primo anno non vennero con 22 giocatori ed erano in difficoltà per fare l’11 contro 11. Allora ci furono tre dei nostri (Paolo Magnani, Ulisse Pasquale e Gianni Pedretti) che andarono con loro, tanto da essere immortalati nella foto ufficiale».
A tenere il rapporto dai primi anni '90 ci ha pensato il nuovo presidente del Sestola Calcio Alberto Torre, che tuttora è il regista: «È un orgoglio per tutto l’Appennino – commenta – tanti paesi vorrebbero avere il Bologna ma grazie alla nostra struttura e all’impegno costante riusciamo a mantenere la tradizione».
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