Modena, visite specialistiche saltate: danno da 5 milioni
I medici ospedalieri contestano con forza le accuse da parte dell'Ausl: «Scaricabarile delle colpe e le accuse a noi ospedalieri: ci mettono il bavaglio per evitare di discutere i dati e regalano soldi ai privati». Senza le disdette degli utenti coinvolti ogni giorno mancano all'appello 684 appuntamenti con un danno continuo
MODENA. In un anno 250mila visite prenotate che non vengono disdette. Qualcosa come 684 modenesi che tutti i giorni, senza escludere nemmeno sabati e festivi, rinunciano alle prestazioni prenotate senza però comunicarlo, che sia un esame del sangue o un controllo ambulatoriale o specialistico di altra natura. Basta poco per capire che un pizzico di coscienza civica in più non guasterebbe per dare il proprio contributo alla sanità modenese con il minimo sforzo basato tutto sul senso di responsabilità: un esame prenotato e non fruito significa personale a disposizione, significano altre persone che in quel momento potrebbero sottoporsi allo stesso tipo di controllo.
UN DANNO GIGANTESCO: CHE FA L'AUSL? In termini economici tutto questo vale qualcosa come cinque milioni di euro. Se pensiamo che proprio ieri è stata presentata una manovra per ridurre le liste di attesa che ha stanziato oltre 1milione e 233mila euro per l’incremento dell’offerta e 560mila euro disponibili per attività aggiuntiva e nuove assunzioni, si capisce la reale entità del danno alla comunità.
E proprio in termini di liste di attesa ieri si è fatta sentire la protesta dei medici.
LA PROTESTA DELL'ANAOO. L'Anaoo Assomed, il sindacato più rappresentativo tra gli ospedalieri, esprime piena solidarietà a tutti i medici specialisti: «Ieri - dicono riferendosi alla manovra presentata da Ausl e Policlinico - è stata scritta una pagina nera nella storia delle relazioni sindacali nell’Ausl di Modena: è stato messo il bavaglio, impedendo loro il contraddittorio, alle associazioni sindacali rappresentative proprio di quei professionisti che, più di altri, potrebbero subire le conseguenze della delibera regionale.
ACCUSA INFONDATA. I medici ospedalieri continuano ad essere attaccati con l'accusa infondata di favorire l'incremento delle liste d'attesa per arricchirsi attraverso la libera professione. Non c’è niente di più falso e chi lo dice sa bene di mentire. L'amara verità sulle lunghe liste d'attesa è che, negli ultimi anni, la Regione Emilia-Romagna ha tagliato pesantemente gli organici, assumendo soltanto un medico ogni quattro che andavano in pensione. Contestualmente, le prestazioni richieste dalle aziende sanitarie sono aumentate».
LE ATTIVITA' LIBERE FINANZIANO L'AUSL. Il problema viene posto anche in termini di impegno lavorativo: «I cittadini devono sapere che, grazie all’attività libero-professionale intramoenia dei medici, le aziende sanitarie incassano una grande quantità di denaro, che copre ampiamente le spese e che va a bilancio aziendale. Per di più, la legge Balduzzi dispone che il 5% dei proventi che derivano dalla libera professione dei medici pubblici siano destinati proprio alla riduzione delle liste d'attesa. E allora il punto d'arrivo è naturale e il ragionamento fila: se riduciamo il medico ospedaliero allo stremo, costringendo anche il sessantenne a fare le guardie di notte perché non si assume più nessuno, gli togliamo la libera professione, lo obblighiamo a lavorare di più e gratis, tutte le prestazioni che ci servono per ridurre le liste d'attesa le diamo al privato accreditato. Ecco svelato l'arcano: si delegittima e si pone sotto attacco il medico ospedaliero, per giustificare lo storno ai privati di soldi altrimenti destinati al servizio pubblico. (d.b.)
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