Pergolesi, ben attrezzata e così amata da chi nuota
La struttura di via Divisione Acqui concilia bene gli spazi tra chi vuole tranquillità e chi preferisce più coinvolgimento. Particolare attenzione anche ai disabili
La seconda tappa del nostro tour tra le piscine cittadine ci porta in via Divisione Acqui, sede delle piscine Pergolesi. La struttura è di fronte alla Questura e a fianco del parco dedicato alla fanteria coinvolta nell’eccidio di Cefalonia. C’è un parcheggio gratuito per i veicoli e uno spazio per le bici. Facile arrivare a forza di pedalate seguendo la pista ciclabile.
L’ingresso si trova a una ventina di metri, sulla sinistra. Subito c’è la segreteria. Un biglietto intero costa sette euro, come nel più grande impianto modenese. Domandiamo se sia disponibile un lucchetto per mettere al sicuro gli oggetti personali. Manca il prestito gratuito, ma l’oggetto è in vendita per poco più di quattro euro. C’è anche un “piano B”. A fianco dell’ingresso, sulla sinistra, ci sono piccole cassette di sicurezza con combinazione elettronica. Con venti centesimi si possono depositare cellulare, chiavi e altro.
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Scelto il loculo sul display, un codice numerico di sei cifre dovrebbe dare maggiori garanzie sul loro ritrovamento. Biglietto alla mano avanziamo verso gli spogliatoi, sulla destra alle spalle della segreteria. Pavimenti e muri sono puliti, non ci sono telecamere di sicurezza. In più parti si legge un cartello della direzione con un messaggio: l’obbligo di custodire zaini e borse all’interno degli armadietti.
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Chi desidera cambiarsi in intimità può farlo in piccoli spazi separati da pannelli. Attraversato il corridoio centrale e voltato a destra si giunge all’anticamera della piscina. Prima di entrare, come altrove, è necessaria la doccia. Chi si attende distanze olimpioniche resta deluso. La piscina centrale è lunga 25 metri e larga 12,5 metri, esattamente un quarto della misura standard da gara. Le corsie per nuotare sono quattro. Ce n’è una quinta, il doppio delle altre, per muoversi liberamente. Toccare il fondo non è un problema. La temperatura dell’acqua è piacevole.
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La densità di bagnanti è maggiore nella zona non destinata al nuoto, per cui è possibile affondare le bracciate senza molto traffico. Una volta usciti prosegue l’esplorazione della struttura. C’è un’altra vasca, riparata da un tetto, un po’ più piccola (20 metri per cinque). Dalle bici “acquatiche” e altre attrezzature impariamo che è destinata al fitness. Alle spalle un’altra, più piccola (4x8 metri), è pensata per i neonati e i diversamente abili. Per i secondi gli accessi a tutte le vasche sono garantiti da sollevatori. Proseguendo il percorso arriviamo nell’ampia area verde: oltre 5.500 metri quadri, garantisce il sito dell’impianto.
È possibile distendersi sull’erba o utilizzare lettini (a pagamento). Più in fondo c’è un campo di beach volley. Animatori dell’Oplà offrono attività per i bambini. Dopo acqua, sole e riposo è possibile usufruire del vasto bar, controllando gli aggiornamenti sui social network: c’è la connessione gratuita in tutto l’impianto. Doccia negli spogliatoi, poi cambio d’indumenti e si torna nell’ingresso principale. Superata la barriera girevole, ritroviamo gli oggetti personali nella cassetta di sicurezza. È tempo di lasciare l’acqua alle spalle. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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