Vaccari: «La Maletti deve dimenticare il Manuale Cencelli»
Modena. Affondo del senatore: «Scegliere per la Fondazione Crmo è un atto del sindaco: lei faccia proposte alla luce del sole»
MODENA L’intervista di Francesca Maletti rilasciata domenica al nostro quotidiano ha palesato lo scontro nel Pd per le nomine della Fondazione Cassa di Risparmio. Uno scontro che ripropone quello delle primarie, tra Maletti e Muzzarelli. L’affondo del presidente del consiglio comunale verso il sindaco non è piaciuto, fino a Roma, dove il senatore Stefano Vaccari è diviso tra aula e partito.
Senatore, è tempo di bilanci prima della pausa estiva.
«Sono state due settimane molto intense quelle che stanno terminando, e sicuramente c'è materia di riflessione sia per il Pd che per il Governo».
La sua riflessione a che punto è?
«Serve un investimento forte sul partito democratico perché altrimenti anche l'azione di governo rischia di non avere la forza e le idee necessarie a terminare la sua corsa alla scadenza del mandato».
È tra quelli che lanciano un allarme senza però porre il problema in aula?
«Sono uno di quelli che fino ad oggi ha lavorato lealmente e in modo autonomo nel suo impegno parlamentare, preoccupato come tanti del futuro del Pd».
Passa tutto da “un solo ruolo per Renzi” o c'è di più?
«Penso che ci sia da mettere le persone giuste al posto giusto per far sì che il partito riacquisti maggiore capacità di attrazione e aggregazione nei confronti di elettori persi per strada, iscritti che non vogliono confermare l'adesione e gli amministratori in difficoltà a garantire i servizi ai cittadini. Credo che, se come Renzi ha confermato serve un partito di massa fatto di iscritti ed elettori non all'americana, su questo occorrono scelte coerenti».
Persone giuste al posto giusto, a Modena se ne sta parlando per la Fondazione Cassa di Risparmio. Lei è coinvolto nelle consultazioni?
«No, come è giusto che sia, perché le prerogative sono e devono rimanere del sindaco, che deve essere lasciato tranquillo per lavorare come sta facendo da mesi, mettendo in fila le proposte che arriveranno dai percorsi ufficiali, guardando alle persone più adatte per il consiglio di indirizzo e di amministrazione».
Un messaggio per Francesca Maletti?
«I consiglieri comunali hanno la possibilità di fare proposte alla luce del sole, a differenza di altri soggetti politici e delle istituzioni. Quella è la strada dentro la quale anche la presidente del consiglio può esprimere le candidature. Non ci sono altri confronti. Non credo che serva a nessuno, tanto meno al sindaco, l'applicazione del Manuale Cencelli alle correnti del Pd per la Fondazione, è quanto di più vecchio si può immaginare per questa scelta. La Fondazione è un bene di tanti e non solo di Modena in particolare. Vanno tenute presente le varie anime dei territori, l'università, il volontariato, la diocesi, a partire da un giudizio sul lavoro degli uscenti per capire se ci sono eventualmente riconferme da tenere in considerazione. Starà al sindaco valutare».
È uno scontro che nasce da dentro il partito, che non gode di ottima salute.
«Credo che la nuova segreteria che Lucia Bursi ha costruito dia il senso di un lavoro nuovo che si è voluto avviare anche per ricostruire una identità del Pd fondata su nuove basi. Mi sembra che il lavoro avviato sia produttivo, gravato da responsabilità che non riguardano solo questo gruppo dirigente, e nella storia dei dirigenti mi ci metto anche io, così nessuno se ne ha a male».
Colpa delle correnti?
«Come tutte le correnti, anche quelle d'aria rischiano di fare male al corpo. Un conto sono le correnti per appartenenze fuori dai contenuti, un conto è il pluralismo, le idee diverse che devono, meglio di adesso, rappresentare la ricchezza di questo partito».
Dicono sempre che lei è il più influente oggi nel determinare le scelte del partito.
«Evidentemente c'è qualcuno che si perde ancora in queste diatribe personalistiche. Penso di dare il mio contributo da Roma, e quando mi viene chiesto lo faccio con senso di responsabilità».
Ha vissuto il partito da dentro, con l’impegno attivo nelle sedi: cosa dice oggi ai militanti che si sono visti chiudere storici baluardi?
«La chiusura è una medicina che beviamo in ritardo, forse andava bevuta un po’ di anni fa. È un fatto necessario ed utile a rilanciare l'azione rinnovata del partito che oltre alle sedi deve ritrovare anche i luoghi del fare politica, laddove le persone si aggregano spontaneamente nel lavoro e nel tempo libero, trovando modi e linguaggi nuovi, che vadano anche oltre un presidio fisso».
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