«Così la giustizia non ci ha rispettato»
Valeria Bigi, compagna della vittima: «Lotteremo per l’appello». La famiglia: «Decisione inaccettabile, non viviamo più»
«Mi chiedo: ma è normale che l'assassino di Lorenzo se la cavi con dodici anni di carcere, che il giudice ci sbatta sul tavolo una provvisionale di 35mila euro per una bambina e poi la Procura denuncia me e la madre di un uomo ucciso per aver oltraggiato il giudice? E come avrei oltraggiato il giudice? Cercando di mostrare la foto di Lorenzo con sua figlia? E' un oltraggio? Oppure dicendo che quella sentenza per noi è una vergogna?»
«Ma quale rispetto posso provare ora per la giustizia, dopo tutto quello che è successo in aula, io che non ho potuto neanche parlare, che le mie parole sono state distorte?»
È un fiume di rabbia in piena Valeria Bisi, la compagna di Lorenzo Burani, il 35enne di Bibbiano di Reggio ucciso nel settembre 2013 sulle scale di una palazzina di Lesignana da Giovanni Nebbioso. Sei colpi di pistola: due alla coscia per bloccarlo, due alle mani e due al cuore. «Un'esecuzione. E l'ha anche offeso prima di sparare gli ultimi colpi», ricorda Valeria.
Il padre Franco Burani, il fratello Roberto e la madre sono chiusi nella loro casa di Reggio.
«Prendiamo psicofarmaci dal giorno della sentenza - spiega Roberto a casa dai genitori - mio padre è distrutto, non reagisce neppure. Siamo storditi da quella condanna così ingiusta. E ora abbiamo saputo che ci denunciano per oltraggio al magistrato. Noi, i familiari di un uomo assassinato, le vittime, i parenti di una donna rimasta sola con una bambina. Intanto Nebbioso vive beato. La giustizia così com'è in Italia è contro i cari, non contro gli assassini. E' una sentenza che ci offende».
L'accusa dice che offese al giudice sono arrivate anche dalla madre anziana che si trovava in aula, a porte chiuse, al termine del processo con rito abbreviato: un rito che prevede uno sconto di una pena di un terzo che unito alla seminfermità mentale di Nebbioso, riconosciuta da una perizia psichiatrica e alla caduta dell'aggravante dei “futili motivi” ha portato alla pena di dodici anni e, in futuro, porterà a problemi di definizione del danno in sede civile, dice la parte civile.
Da casa sua Valeria Bigi risponde con forza: «Avrei offeso il giudice gridando “Vergogna!” Con tutto quello che abbiamo passato ci sentiamo presi in giro dalla giustizia così come amministrata oggi. Sono una presa in giro quei 35mila euro che ci gettano sul tavolo per chiudere la faccenda. Una vergogna che Nebbioso abbia avuto tutto gratis dallo Stato, anche il consulente, e noi, le vittime, abbiamo pagato tutto. Una vergogna che io non sia riuscita a parlare, a dire che certe testimonianze erano scorrette o sbagliate. Una vergogna che mi impediscano di mostrare la foto di Lorenzo: è lui la vittima. E nessuno ha detto niente. Sembravano tutti intimoriti da Nebbioso. Magari esce anche presto dal carcere».
«Ma è lui l'assassino che sembra la vittima del caso - aggiunge con foga - mentre noi, la famiglia dell'ucciso, non lo siamo mai stati».
«Lorenzo era solo un ragazzo che aiutava un anziano che si sentiva minacciato da quell'uomo; erano amici da anni, sapeva che c'era qualcosa di grave, anche se non immaginava certo che Nebbioso avesse una pistola, è andato là temendo la massimo le botte, noi sei proiettili», spiega Valeria.
«Ci denunciano? Che facciano come vogliono. Adesso cercheremo di andare in appello contro questa sentenza che per noi è una vergogna e alla quale non ci rassegniamo. Noi non abbiamo mai infranto la legge. Io non ho mai preso né alcol né droghe. Siamo gente perbene. Siamo noi ad avere diritto a una giustizia. Adesso aspetteremo le motivazioni della sentenza e agiremo».
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