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Il ladro riesce a “entrare” nel telefono della vittima

Il ladro riesce a “entrare” nel telefono della vittima

Anziani nel mirino: prima la storia di una polizza che un parente deve saldare Poi arriva un incaricato che invita a telefonare alla polizia: risponde un complice

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Le forze dell’ordine agiscono come gli antibiotici: cercano di annullare il loro devastante effetto facendo tabula rasa delle loro possibilità di attecchire, di creare danno in profondità. Vengono pertanto indette sostanziose battaglie informative per evitare che ci si possa ammalare e soprattutto per evitare il contagio, la diffusione capillare tra chi è più sensibile. Perché ad essere colpita è proprio la fascia più debole, quella costituita dagli anziani , persone in età che il più delle volte vivono da sole.

Chi sono questi nemici? Sono i ladri truffatori che si comportano come i virus. Agiscono in un determinato modo, fanno del male e poi, una volta che gli antibiotici hanno loro messo il bastone fra le ruote, ecco che si evolvono, saltano l’ostacolo e si ripresentano, più forti e micidiali di prima. E la lotta ricomincia, si fa sempre più serrata.

È il caso che si sta proponendo in questi giorni: i truffatori, spacciandosi per assicuratori che devono ritirare soldi in contanti, sono riusciti a entrare nella linea telefonica fissa della loro vittima e a parlare con essa. Un'azione doppiamente devastante perché il numero che viene chiesto alla vittima di comporre, per avere la certezza della richiesta di denaro, è proprio quello delle forze dell’ordine, ma solo con l’aggiunta del prefisso iniziale. L’anziano che è stato raggirato ha infatti composto lo 059 seguito da 113 e gli ha risposto un complice dei truffatori. Come hanno fatto? Con ogni probabilità, hanno spiegato in questura, i truffatori riescono ad agganciarsi, con opportuna apparecchiatura del mestiere da tecnico telefonico, alla linea, ad una centralina: insomma, due morsetti su un filo, viene da pensare, e poi la comunicazione da quel numero viene deviata sulla linea del complice. Se l’anziano provasse ad effettuare un’altra chiamata ad un altro numero, il suo telefono non funzionerebbe. Le finta telefonata con la chiamata deviata è dunque la nuova chicca del truffatori e ora la polizia, così come hanno fatto recentemente i carabinieri, lancia un nuovo allarme affinché si faccia attenzione.

La truffa inizia con una telefonata all’ignaro anziano. Una voce con modi gentili ma decisi, lo informa che il figlio (o un parente stretto, a seconda delle informazioni che riescono ad estorcere in pochi secondi) ha fatto un incidente con l’auto e ora, per evitare il sequestro del mezzo o il ritiro della patente, deve versare una quota assicurativa che si era dimenticato di pagare in precedenza. Le cifre richieste raggiungono anche i 4mila euro. Il finto addetto conclude dicendo che un incaricato di lì a poco sarebbe passato per ricevere il denaro. E infatti ecco che si presenta il truffatore: ben vestito, senza accento (probabilmente secondo la polizia un sinti) richiede il denaro e invita l’anziano a comporre il numero con prefisso per fugare i dubbi. Dall’altra parte della cornetta un complice che si finge poliziotto o carabiniere che conferma l’esistenza della pratica ai danni del figlio e del denaro che serve per pagare l’assicurazione. A questo punto l’anziano mette mano ai risparmi.

Stefano Totaro

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