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«Danno per i bimbi, pensano sia normale»

«Danno per i bimbi, pensano sia normale»

Il dottor Claudio Ferretti: «Rendiamoci conto che chi gioca d’azzardo e più dipendente di chi si droga»

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«I bambini dove si gioca d’azzardo? Serve un minimo di riflessione». Il dottor Claudio Ferretti, responsabile del Servizio dipendenze patologiche dell’Ausl di Modena, critica la realtà osservata attraverso i nostri occhi. «Facendo così si trasmette l’idea di un’attività accettata dalla famiglia - garantisce il medico - se porto mio figlio in un posto è perché lo considero accettabile, sicuro, normale». La ludopatia c’è nei normali giochi in rete. «Anche nei videogiochi sui cellulari e nei giochi di ruolo - riprende Ferretti - ci sono dentro i videopoker virtuali, con prove per superare un ostacolo e vincere. Ci si abitua al pensiero che è normale, si sviluppa la speranza di vincere. È un fenomeno non facile da leggere e affrontare, molto diffuso, che coinvolge tantissime persone». Il confine tra gioco e patologia è spesso labile. «In genere le persone che seguiamo con il gioco d’azzardo hanno dai 30 ai 40 anni - riconosce il dottore - ma ci sono anche casi sporadici di minorenni con dipendenza da internet. È un “sequestro di persona”: giocano per ore in camera, magari facendo finta di studiare. In alcuni giochi ormai ci sono aspetti del videopoker o acquisti con piccole quantità di denaro vero. I casi che seguiamo sono pochi, ma se ne arriva uno vuol dire che cento ne avrebbero bisogno». Lo stesso può valere per i più grandi, per cui i casi sono saliti dai 92 del 2011 ai 221 del 2014. «In periodi di crisi le persone possono essere portate a giocare nella speranza della grossa vincita - assicura Ferretti - che cambi la vita. Abbiamo lavorato soprattutto per incrementare le possibilità di accesso alle reti di cura». Per il medico dell’Ausl meglio parlare di ludopatia (e non di gioco d’azzardo): il “divertimento” può essere invece un malessere per la salute e il portafogli. «Nei giocatori patologici gravi abbiamo riscontrato un maggior tasso di suicidi e quadri familiari compromessi - aggiunge il medico - inoltre c’è un comportamento che differenzia la ludopatia rispetto alle altre dipendenze, legali e non. È la capacità di consumare quantità di denaro per unità di tempo. Un giocatore di videopoker consuma in poche ore più di un eroinomane e un cocainomane. Spende dai 100 ai 400 euro in poche ore, come un tossicodipendente “tradizionale” in qualche giorno». Come s’interviene? «Quando il gioco va oltre il divertimento - spiega Ferretti - diventa spesso un antistress facilmente accessibile. La rincorsa della vincita sposta l’attenzione della persona su un’idea sola, tutto il resto va in standby. Si restringe il campo di attenzione molto velocemente e si mettono da parte le altre preoccupazioni: lo stipendio, la famiglia, il lavoro … Noi proponiamo una squadra multiprofessionale che inquadra la situazione, poi forniamo una consulenza sull’aspetto motivazionale, coinvolgendo anche la famiglia. Quando serve offriamo un percorso di auto-mutuo aiuto». (g.f.)

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