La ludopatia come male di famiglia
Decine di bambini passano le sere fino a tarda ora in salette dedicate ad aspettare che i genitori finiscano di giocare
Una smania che corre veloce. Un impulso ritmato da cartelle sui tavoli del bingo, figure che compaiono nei videopoker, monete che grattano avide di vittoria.
Modena da tempo si è scoperta affetta da un male: la ludopatia. Tra le 1.507 richieste di aiuto giunte alla comunità Papa Giovanni XXIII di Reggio (a cui afferiscono anche modenesi), il 21,45% giunge da persone dai 41 ai 45 anni. Il 95% del totale è di genere maschile.
Secondo stime dell’Azienda unitaria sanitaria locale di Modena, oltre un cittadino su tre è un giocatore. Per più di un abitante su mille il gioco d’azzardo è una dipendenza.
Un tunnel da cui servono mesi per uscire, caratterizzato dalla velocità con cui (specie i più incalliti) consumano le proprie risorse. I numeri degli accessi ai servizi sanitari sono in aumento. Nei percorsi di recupero serve il consiglio degli esperti, la volontà dei pazienti e l’ausilio delle famiglie.
Famiglie che, a volte, possono costituire una parte del problema. In un bingo modenese vediamo tanti genitori con figli accanto. I secondi non possono entrare nella sala per ragioni di età e si ritrovano in una piccola stanza a fianco dell’ingresso. Sembra una comunità. Arriviamo poco prima delle 20.30 e già ce ne sono tre. Uno di questi potrà avere non più di tre anni. In bocca ha un ciuccio, in mano uno smartphone collegato a una presa con cui gioca. La giovanissima, poco più grande, è alle prese con alcune costruzioni su un tavolo. Con lei due mamme. Il terzo sta in disparte, mentre la piccola approfitta di un attimo di distrazione e sale sul tavolino, subito ripresa dalle adulte.
Entriamo nella sala bingo per vedere cosa fanno gli adulti. Una cartella, poi parte il gioco. Non si sente alcuna parola tranne “72, 24” e i numeri man mano estratti. Gli sguardi, concentrati, riflettono occhi di generazioni diverse. Ci sono coppie con i capelli bianchi che punta parte della pensione e neomaggiorenni in cerca di fortuna. «Non lavoro - confessa un ragazzo appena uscito - mi piacerebbe iniziare, ma è difficile».
Alcuni vedono il gioco come qualcosa più di un semplice divertimento. In una sede c’è stata una vincita di mezzo milione di euro: un miraggio in un periodo di crisi. All’anticamera non c’è alcun controllo dei documenti. Si spera che buttafuori e addetti sappiano chi siano i clienti maggiorenni e accompagnino alla porta chi vuole fare il furbo. Intanto, continuano ad arrivare le famiglie. «Fate i bravi», si raccomanda una mamma a due figli prima dei giochi: i più piccoli con i disegni, i più grandi con le cartelle. I papà e (soprattutto) le mamme si conoscono, si salutano per nome, si fidano reciprocamente. Basta un rapido saluto al figlio per poi chiudere la porta alle spalle e andare a giocare. «Tanto oggi ci bada lei», il pensiero che li accompagna.
Sembra una staffetta. Il testimone è la custodia, gli atleti le donne che s’alternano nel vigilare i figli. Verso le dieci di sera il numero dei bimbi è già cresciuto molto: ce ne saranno più di una dozzina. «Di solito ne vengono di più», garantisce una mamma che attende con un’amica il via prima di entrare e giocare. «Una volta ho vinto - riprende la donna prima di salutare - ma nel giro di pochi giorni avevo già restituito tutto: ogni volta spendo circa venti euro».
Una ragazzina di circa undici anni saluta il papà e la mamma, entrando a fare la “maestra” degli altri. Un bambino è di vedetta: apre e chiude più volte la porta. Alla sinistra vede la stanza in cui i grandi entrano per giocare, davanti a lui un maxi schermo e un test per l’alcol. Un ultimo sguardo, poi rientra e guarda verso la parete in cui ci sono i disegni fatti da loro durante le attese. Ci sono eroi dei fumetti e dei cartoni animati. Alcuni non stanno fermi e passano dal divano alla sedia come piccoli cicloni, mutando continuamente gioco. Colpisce quanto siano presi dalla tecnologia. Giocano al cellulare anche senza gli adulti accanto.
Adulti che intanto continuano a distrarsi col gioco. Da una parte le slot, dall’altra i videopoker. E giù tra euro e gettoni senza fare caso che il tempo passa, minuti, ore. Non basta più nemmeno uno sguardo, di là, dove i bambini non capiscono cosa ci sia dall’altra parte del muro, qualcuno si è anche addormentato. È ora di andare a casa. Il problema è che domani si ricomincia...
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