Da Mosca col trucco: ecco il lambrusco “taroccato” in Russia
Esperti del Consorzio di Tutela scoprono bottiglie prodotte a Krasnodar. Alcune cisterne partite da Emilia e Piemonte
MODENA. E il lambrusco prodotto in Russia? Con tanto di etichetta in italiano e russo, caratteri latini e cirillici sul retro?
E stata questa l’ultima scoperta fatta dai modenesi in trasferta a Mosca che hanno scoperto, ben allineati sugli scaffali di una fiera di settore, vari marchi con bottiglie spudoratamente incertezze offrivano il nostro vino con il loro prezzo. E con la loro qualità ovviamente, che poco o nulla a che fare con i nostri vitigni.
I produttori russi che offrono il lambrusco imbottigliato a Krasnodar, città della Russia meridionale vicino al Mar Nero, a metà strada tra Ucraina e Georgia, non vanno tanto per il sottile. Alle spalle di tutta l’operazione c’è uno dei colossi dell’alimentare nell’ex Unione Sovietica, Tvk-Kuban, che è talmente sicuro dell’operazione da offrire le proprie bottiglie non solo nei canali della grande distribuzione ma anche nelle fiere di settore. Sempre, ovviamente, in quel gigantesco territorio che si estende al di là del Volga e dove la tutela dei marchi dell’Unione Europea non conta nulla.
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Il lambrusco ha avuto successo anche nelle terre di Putin e quindi, in terre a forte vocazione vinicola, l’apertura dei canali commerciali ha messo le ali alla voglia di ingrandire il bussiness utilizzando la fama dei più noti vini italiani. Perché non farsi in casa un vino rosso frizzante, amabile, mettendo l’etichetta di quello più blasonato di Modena?
L’allarme sul lambrusco russo è cominciato a circolare tra le imprese vinicole più importanti giusto un anno fa, in coincidenza con le sanzioni per la guerra in Ucraina della Ue e le controsanzioni del Cremlino verso i prodotti agricoli di casa nostra. Il calo dell’export è arrivato all’improvviso nei paesi dell’ex Urss, inspiegabile dopo i primi contrasti politici. Mosca infatti, proprio per la presenza di oligarchi di rilievi a capo delle più grosse ditte di import-export di alcolici, aveva escluso dai divieti vini e liquori. L’ottimismo delle maggiori maison di lambrusco è durato poco perché le esportazioni in Russia continuavano ad andare a rilento. E a febbraio, alla rassegna Prodexpo di Mosca, si è scoperto il lambrusco moldavo e russo in bella mostra.
Nel redditizio mercato dei falsi agroalimentari il Consorzio di Tutela del Lambrusco non ha perso tempo e ha sguinzagliato i suoi 007. In breve tempo, con meno di 40 mila euro, ha scoperto tutto, trovando alcune copie delle fatture di lambrusco venduto da un produttore modenese-reggiano e di un piemontese che mandavano alcuni camion cisterna a Est. Di qui la mobilitazione legale e nei giorni scorsi una delegazione è andata al Ministero dell’Agricoltura per accertare l’accaduto.
La settimana scorsa l’ultima conferma: sono in azione gli ispettori del reparto Repressione Frodi. E qui si ferma la cronaca perché i vertici ministeriali stanno valutando eventuali sanzioni per tutelare il prodotti italiano. L’effetto però sarebbe nullo in Russia, visto che le norme di tutela valgono realmente, solo quando ci si riesce, all’interno dell’Unione Europea. Che fare dunque per chi produce, e vende in Russia, un vino chiamato lambrusco?
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