Gazzetta di Modena

Modena

Serra, fa indagare dieci giudici e carabinieri

di Alberto Setti
Serra, fa indagare dieci giudici e carabinieri

Raffica di esposti di un “noto perseguitato” dalla giustizia residente a Serra. Ma la Procura di Ancona dopo tre anni chiede l’archiviazione

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SERRA. Otto tra magistrati della Procura della Repubblica e del Tribunale di Modena e due sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri in servizio alla compagnia di Pavullo sotto inchiesta per anni presso il Tribunale di Ancona. Con l’accusa di avere abusato dei loro poteri.

Viaggiano tra lo sconcertante e il comico (a seconda dei punti di vista) i procedimenti penali di cui si apprende solo in questi giorni - a distanza di più di tre anni - gestiti dalla Procura della Repubblica di Ancona, anche attraverso indagini condotte dall’aliquota Carabinieri in servizio presso la magistratura marchigiana.

E lo si apprende perché a conclusione del lungo iter il sostituto procuratore Giovanna Lebboroni ha chiesto nei mesi scorsi al giudice delle indagini penali la archiviazione dei procedimenti penali e la richiesta è stata notificata nei giorni scorsi agli illustri indagati, coinvolti loro malgrado in un meccanismo nel quale solitamente sono loro a gestire procedimenti, indagini e iscrizioni nel “temuto” registro.

Ora così si è in attesa di conoscere la decisione del giudice, che non risulta ancora pubblicata, almeno a tutte le parti interessate. E il giudice, in questi casi, può accogliere la richiesta, disporre al contrario nuove indagini o addirittura prendere provvedimenti anche più duri, come l’imputazione coatta.

Ad innescare una serie di procedimenti penali erano stati altrettanti esposti tra il 2012 e il 2013, tutti a firma della medesima persona, un serramazzonese. Si tratta di Alberto Cavani, solitamente noto alle cronache giudiziarie per furti, evasioni dagli arresti domiciliari ed altre amenità del genere.

Cavani - ne venne data notizia anche dalla Gazzetta di Modena - decise in occasione di uno dei tanti arresti di esternare le sue prospettive. Scrisse persino al presidente della Repubblica. Ed evidentemente la legge - nonostante circostanze che potevano consigliare anche qualche formalismo in meno - ha fatto il suo corso, quello della procedura penale.

Trattandosi dunque di magistrati, le indagini sono passate alla sede della Corte di Appello più vicina a quella di Bologna, e competente proprio quando si tratti di indagare sui magistrati. Insomma, ad Ancona.

In tutto, a quanto risulta, i procedimenti penali innescati dagli scritti di Cavani sono sei. La Procura ha provveduto a riunificarli in un unico fascicolo. In sostanza, riferisce negli atti di indagine il pm, Cavani ha denunciato che “nell’ambito dei procedimenti penali a suo carico i magistrati del tribunale di Modena e i marescialli dei Carabinieri avevano nei suoi confronti comportamenti ritorsivi e prevaricatori”.

Ad esempio, in un esposto Cavani si era lamentato che i giudici avessero illegittimamente fissato come domicilio per la misura di sicurezza della sorveglianza speciale l’abitazione di un parente prossimo a Serramazzoni.

Nel corso delle indagini, la procura di Ancona ha chiarito che Cavani “si è sempre sottratto all’indicazione del luogo di domicilio a Serramazzoni”, che peraltro era quello del parente.

In un altro esposto, tra l’altro, Cavani ha denunciato che i Carabinieri durante una perquisizione gli avrebbero sottratto documenti e oggetti personali, inclusi i certificati medici, e che i giudici non si sarebbero curati di perseguire questa irregolarità. Anche in questo caso, gli accertamenti eseguiti attraverso la acquisizione dei documenti del tribunale di Modena ad avviso del pm di Ancona hanno dimostrato la correttezza delle perquisizioni (anzi, gli vennero sequestrate tre auto oggetto di furto), nè “emergeva la commissione di fatti-reato da parte dei magistrati indagati”.

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