Gazzetta di Modena

Modena

La Forestale non ci sta: «Non siamo da cancellare»

di Stefano Totaro
La Forestale non ci sta: «Non siamo da cancellare»

Perplessità in città sull’accorpamento con i Cc: sono 40 le guardie nel Modenese «Edilizia, lotta alle ecomafie e traffici d’animali: non si annullino le competenze»

3 MINUTI DI LETTURA





Chi storce il naso, chi si appella alla bandiera, chi pensa già a come andare prima in pensione, chi non vuole sentirsi improvvisamente un militare e chi si aggrappa a quel “eventuale” che, estrema ancora di salvezza, tuttora è presente nel testo della legge delega. Corpo Forestale dello Stato, ultimi scampoli di autonomia e poi, come ormai sembra, le guardie diventeranno carabinieri: saranno accorpate all’Arma. Nei mesi scorsi, dopo l’annuncio della riforma che si dice necessaria per tagliare e risparmiare sul fronte della pubblica amministrazione, una volta che si era capito che la Forestale era finita nel mirino, si era acceso un piccolo derby tra polizia e Cc su chi si prendeva in casa i nuovo colleghi. Chi puntava sul fatto che le guardie sono dei civili, chi invece ricordava affinità nelle competenze per la presenza dei Noe. E chi, come il procuratore antimafia, la bollava come una disgrazia.

A Modena il comandante Baratta dai suoi uffici in piazza Matteotti si trova a gestire una quarantina di uomini, dislocati soprattutto in Appennino. Da tempo infatti sono attive le stazioni di Pavullo, Sestola-Pievepelago, Montefiorino, Zocca e poi, scendendo a valle, quella di Fiorano e quella di Mirandola (sede attivata tra grandi annunci ma ora non operativa). Non c’è ancora stata una riunione tra “i modenesi” ma certo è che regna l’incertezza. «Dobbiamo aspettare i decreti legislativi - dicono al comando di Pavullo - per capire quale sarà il nostro destino. Allo stato attuale non sappiamo davvero nulla e nessuno ci ha contattati a qualsiasi livello. Personalmente, ma credo proprio che questo sia un pensiero condiviso da una larghissima maggioranza di noi, ritengo che non ci importi se dovremo cambiare una sede, un luogo o una caserma ma se dovessimo perdere le nostre specificità e le nostre competenze andrebbe vanificato un lavoro importantissimo, fondamentale per lo Stato italiano e la sua legalità».

Ovvero la loro vita professionale che ha nel controllo del territorio la massima specificità: le guardie forestali sono i cecchini, le spine nel fianco delle ecomafie. Dal controllo dell’edilizia e dei relativi abusi alla presenza illecita di rifiuti e alle indagini sul traffico nazionale e internazionale di questi. Ma non solo rifiuti, il cui traffico è uno dei grandi business della malavita. Ai forestali spetta la tutela delle specie animali protette e delle piante protette: i loro controlli anche in questo ramo servono a stroncare lucrosi giri internazionali. Far rispettare la Cites (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione) è specifica competenza della Forestale. Da non dimenticare poi che in tribunale c’è una sezione di polizia giudiziaria della Forestale. Questo il quadro di competenza che si vorrebbe non andasse dissolto: lo stesso timore rimbalza dal Modenese al comando regionale, dove il vicecomandante Aldo Terzi conferma l’attuale vuoto di direttive e di informazioni sul futuro del Corpo: «L’importante è non gettare al vento la nostra professionalità e le nostre competenze». Anche perchè, curiosamente, la riforma non tocca i sovrabbondanti corpi forestali delle regioni speciali che tante polemiche hanno suscitato.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google