Siamo la regione più tassata d’Italia
Denuncia della Cisl: «In media paghiamo circa 1500 euro in più degli altri italiani. A Modena boom di imposte locali»
MODENA. «Troppe tasse per gli emiliano-romagnoli». La denuncia arriva dalla Cisl regionale, che mette in fila i dati nell'ambito della campagna nazionale "per un fisco più equo e giusto" #firmalacrescita. (L'iniziativa ha raccolto 30mila Firme in Emilia-romagna al 31 luglio). Secondo un'elaborazione su dati Istat e del ministero dello sviluppo economico, relativa al 2014, il contribuente medio in Emilia-Romagna ha pagato al fisco circa 10mila 500 euro di tasse (8mila500 se ne vanno allo Stato) contro una media nazionale di 8mila 900 euro. Questo anche per via di un Pil regionale pro capite e di servizi erogati un po’ più alti della media, ma comunque anche secondo la Cisl è troppo. Nel periodo 2012-2014, infatti, l'aumento della pressione fiscale emiliano-romagnolo si è tradotto in un maggior esborso di 125,43 euro all'anno. In sostanza, nel 2015 un operaio con moglie e figlio a carico e un piccolo appartamento in proprietà da 90 metri quadri "ha lavorato per il fisco" fino al 13 maggio (132 giorni).
Tuttavia, il Pil pro capite regionale è a sua volta diminuito a causa della crisi, dai 33mila 93 Euro del 2012 ai 32 mila 602
del 2014, mentre la spesa media mensile di una famiglia di due persone (2 mila 875 Euro contro i 2 mila 366 a livello nazionale) è scesa del 5,3% rispetto al 2007. In tutto questo, tra l'altro, l'Emilia-Romagna ha prodotto nel 2013 un residuo fiscale di 18 miliardi, ovvero ogni cittadino della regione ha dato in solidarietà al resto del paese oltre 4mila 100 Euro all'anno.
Così, il segretario regionale cisl Giorgio Graziani va in pressing sul governatore Stefano Bonaccini considerando anche l'ultima classifica a tema pubblicata dal "Sole 24 ore", che ha collocato l'Emilia-Romagna solo al 14esimo posto in Italia dal punto di vista del rapporto tra tasse e servizi erogati.
E Modena con Bologna e Rimini finiste peressere citata tra i tre casi - in negativo - di prelievo fiscale locale. Si lamenta che, a seguito della spesa pubblica nazionale che aumenta, gli enti locali sono costretti ad aumentare le tasse. «Il presidente della Regione Stefano Bonaccini l'aveva annunciato in campagna elettorale e l'ha mantenuto: la regione non aumenterà le tasse. Ma nei comuni sono aumentate le addizionali», rileva il segretario della Cisl Emilia-Romagna giorgio graziani. Tre i "casi significativi" in Emilia-Romagna nel 2015 indicati dal sindacato nei suoi documenti illustrati in conferenza stampa.
Il comune di Bologna ha aumentato dal 7,6 per mille al 10,6 per mille l'aliquota Imu per le abitazioni concesse in uso gratuito a parenti e affini che la utilizzino come abitazione principale e per le unità immobiliari locate a canone concordato. Nel 2014, il comune di Modena ha accresciuto l'aliquota Tasi dal 3,1 per mille al 3,3 per mille, escludendo dall'incremento (anche per merito del sindacato confederale) le case di minor valore (a1, a8, a9): introdotta un'aliquota ordinaria tasi allo 0,8% (era lo 0% nel 2014), Imu aumentata dal 9 per mille al 9,2 per mille per le abitazioni occupate da parente di primo grado in linea retta e dal 5,2 al 5,6 per mille per le abitazioni locate con canone concordato. Situazione analoga a Rimini.
In ogni caso, in Emilia-Romagna l'importo medio dell'Imu 2012 era pari a circa 638 euro, a fronte dei circa 677 euro derivanti dal versamento medio di Imu/Tasi 2014, anche se il versamento medio per l'abitazione principale è leggermente diminuito, passando da 227 euro per l'Imu 2012 a 204 euro dell'Imu/Tasi 2014. Viceversa, continua la Cisl, per gli altri immobili diversi dall'abitazione principale l'importo medio versato a titolo di Imu/Tasi (886 euro) è aumentato rispetto a quello dell'Imu 2012 (748 euro). Non solo: il passaggio dall'Imu (2012) alla Imu/Tasi (2014) è stato regressivo: il 30% dei contribuenti più 'poveri' ha versato complessivamente poco più del 7% di Imu nel 2012 e quasi l'8% di Imu e Tasi 2014.
Così, il sindacato invoca in generale «Una nuova regolazione» delle imposte e delle tasse locali che preveda un tetto complessivo di tassazione: se aumentano le tasse a livello locale deve diminuire il prelievo fiscale nazionale. Anche il rapporto della Corte dei conti del 29 luglio scorso, completa la Cisl, ha confermato i trend in ballo.
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