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Il pinone si prepara a una cura “ricostituente”

di Daniele Montanari
Il pinone si prepara a una cura “ricostituente”

Pavullo. Lo storico albero con la chioma mutilata dopo i danni subiti in inverno sta reagendo malgrado l’estate siccitosa. A settembre nuovo intervento

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PAVULLO. Verrà effettuato a fine settembre il nuovo intervento “di rinforzo” del Pinone di Pavullo segnato da un drammatico crollo che nel febbraio scorso, a seguito dell'epica nevicata, gli ha portato via un terzo della chioma. Sarà eseguito sempre da Stefano Lorenzi e Vittorio Pagnoni, arboricoltori certificati Etw e membri della Sia, la Società italiana di arboricoltura che nel maggio 2013 ha adottato il maestoso cedro del Libano simbolo del paese. I due esperti stavolta utilizzeranno prodotti diversi rispetto a quelli impiegati a maggio con la prima “cura ricostituente”, sempre totalmente biologici e iniettati nel terreno ma più adatti a far fronte all'inverno. «Si tratta di funghi che lavorano in simbiosi con le radici – spiega Lorenzi – facendo una biostimolazione che le aiuta a captare meglio acqua e sostanze nutritive. È un'operazione importante da fare prima del grande caldo e del grande freddo, che una pianta in queste condizioni deve essere aiutata ad affrontare. Va ricordato che il Pinone “mangia” attraverso gli aghi e, avendone persi parecchi con il crollo, bisogna concentrarsi sull'altra parte nevralgica, le radici, per farle lavorare al meglio». Il primo intervento fatto a maggio ha dato ottimi riscontri: di fronte a un'estate caldissima come questa, la pianta con i suoi 33 metri di altezza e un tronco di 2,40 di diametro ha reagito molto bene: «Non abbiamo riscontrato particolari perdite di aghi – nota Lorenzi – e le condizioni generali sembrano buone. Va detto che il Pinone sopportò bene anche l'estate infuocata del 2003, ma allora certo aveva tutta la sua chioma a disposizione. Comunque è senz'altro aiutato dalla sua collocazione a 700 metri in una zona riparata dagli altri alberi, dove di notte fa comunque fresco». A fronte di una circostanza traumatica, il Pinone sta cercando di ritrovare un suo equilibrio, anche statico, e al momento si esclude qualsiasi intervento di potatura dei rami segnati dal crollo: «Se ne potrà parlare solo nell'inverno 2016 – sottolinea Lorenzi – adesso tagliare significherebbe solo creare problemi di asse e soprattutto nuove ferite. Il quadro complessivo va valutato nell'arco dei cinque anni, e in questo periodo di tempo si possono ipotizzare due interventi di alleggerimento della chioma, ma estremamente graduali sennò si fa più danno che altro». Insomma, servirà sempre un monitoraggio costante, e in questo la Sia in collaborazione con il Comune conferma il proprio impegno sia in termini umani che di risorse, pronta a sostenere molte spese a titolo volontario. Intanto, attorno al Pinone rimangono i resti dell'impressionante cedimento che, già numerati nei mesi scorsi, dovrebbero essere affidati in autunno ad artisti locali per realizzare opere ispirate a questo grande patrimonio collettivo.

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