Per un mese all’anno la pianura Padana inquinata dal Sahara
La sabbia che arriva dal deserto fa impennare le Pm 10 Ricerca modenese per studiare le conseguenze sulla salute
Per più di un mese all’anno le sabbie del Sahara arrivano sulla Pianura Padana e si mescolano alle microparticelle che ricadono a terra, quelle più sottili. Così, per effetto dei venti caldissimi che portano in quota le polveri raccolte da terra a cinque, seimila chilometri di distanza, anche a Modena gli sforamenti delle Pm 10 sono numerosi e spingono verso lo stop delle auto più vecchie.
Per misurare questi fenomeni si è mobilitato il mondo scientifico internazionale e l’Arpa di Modena, da questo punto di vista, ha fatto da battistrada da anni, producendo una mole impressionante di esami, studi, rilevazioni e misurazioni. Il fatto di essere nel punto più basso della pianura che va dalle Alpi agli Appennini e di essere il crocevia di tutto il traffico del nord Italia tra Autosole e Autobrennero, fa di Modena un laboratorio quasi unico. «I nostri studi sono partiti diversi anni fa - spiega Stefano Zauli Sajani, ricercatore in forza all’Arpa di Modena che assieme ai colleghi o da solo ha pubblicato decine di studi in materia - Lo scopo è quello di capire quanto possono incidere le Pm 10 delle sabbie del Sahara sulla salute umana. A questo proposito, anche se è ancora presto per arrivare a conclusioni definitive dal punto di vista epidemiologico, sono stati messi alcuni punti fermi. Uno per tutti: le Pm 10, cioè le particelle con un diametro inferiore a 10 millesimi di millimetro, sono dannose anche se si tratta di sabbia e formano un unica miscela con quelle prodotte dalle attività umane. Che si tratti dei fumi delle industrie, dei gas di scarico delle auto o altro, superano le barriere dell’organismo.
Le conseguenze? Non ci sono evidenze scientifiche per misurare come e quanto si possa intervenire sulla salute delle popolazioni ma è stato fatto un gigangtesco passo avanti. Già oggi si toccano con mano le conseguenze per quanto riguarda le malattie cardiologiche o cardiorespiratorie e ora abbiamo verificato le possibilità di misurare l’entità delle sabbie rispetto alle altre attività umane. Su ospedalizzazione e mortalità i conti sono tutti da fare.
A livello europeo c’è un progetto che coinvolge le maggiori città del bacino mediterraneo, da Palermo a Barcellona e altre, che tiene monitorata la situazione. Anno dopo anni si verifica la quantità delle sabbie presenti nell’aria che respiriamo. Così ad esempio se nella Pianura Padana abbiamo il 10% dei giorni con le polveri sahariane, in altre città è del 25%. Per le autorità che devono tutelare la salute pubblica si apre il momento di scelte più ponderate».
Il bivio, per i decisori politici, è uno solo. O si depurano i dati delle giornate dalle sabbie del Sahara, e quindi si rientra nei parametri Ue evitando di pagare le multe previste per chi va oltre i limiti, o si raddoppiano gli sforzi per ridurre l’inquinamento umano.
Per l’Italia nel primo caso lo sforzo è indirizzato, indipendentemente dalle ricerche di Arpa Modena, nella prima direzione. In questo modo si possono escludere dal computo annuale, risparmiando soldi pubblici sulle sanzioni che si devono pagare per il superamento dei limiti di PM10 (35 superamenti all'anno). È questo l'obiettivo del software che ha sviluppato 'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac)’ del Cnr per calcolare il carico di PM10 di origine sahariana. Il software è stato sviluppato nell'ambito del progetto 'Diapason' - LIFE 2010.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
