«Concorrenza sleale» l’allarme della Cgil per il settore carni
Il segretario regionale Flai scrive ai ministri Poletti e Guidi: «Forme di caporalato ed evasione fiscale e contributiva»
Caporalato, evasione fiscale e contributiva e rischio di chiusura per molte imprese che continuano ad operare nel rispetto della legalità. Il distretto della lavorazione delle carni modenese è a rischio. A lanciare l'allarme è il segretario generale della Flai/Cgil Emilia Romagna, che ha deciso di rivolgersi al ministro del Lavoro Giuliano Poletti e al ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, denunciando la concorrenza sleale che si riscontra all’interno del settore. «Abbiamo verificato - rileva Franciosi - dalle analisi di bilancio di alcune cooperative appaltatrici modenesi, un costo del lavoro di 13,60 euro/ora medi. Costo del lavoro notevolmente più basso delle imprese committenti, che oscilla fra i 27 e i 25 euro/ora medi, mentre la media nel settore dell’industria alimentare è di 22 euro/ora. La comparazione l’abbiamo fatta anche rispetto al costo del lavoro determinato dal ministero per le attività di facchinaggio, che prevedono un costo del lavoro di 20 euro/ora». E le affermazioni vengono avallate anche da casi concreti, rispetto ai quali il sindacato fa nomi e cognomi. Uno di questi è quello dell'Alcar Uno di Castelnuovo e della sua controllata Globalcarni di Spilamberto. «All'Alcar Uno - spiegano dalla Flai, pubblicando il report di quanto affermato anche sul sito nuovocaporalato.it, curato proprio da Franciosi - emerge un costo del lavoro medio per dipendente pari a 27,48 euro/ora, mentre per la Globalcarni è pari a 25 euro. Presso l’Alcar Uno e la controllata Globalcarni operano, tramite appalti, le cooperative Evolution e Log Man, che applicano il contratto di lavoro della logistica e trasporti, in quanto formalmente facchini, ma di fatto impiegati nelle attività del ciclo produttivo a rifilare e disossare coscie di suini. In Evolution il costo del lavoro medio è di 13,55 euro/ora, alla Log Man 13,58 euro/ora. Il “Valore della produzione” dichiarato dalla Log Man è pari a 6.915.583 euro, rapportati ai 231 soci lavoratori per 2016 ore lavorative annuali, ipotizzando che tale denaro potesse essere impiegato tutto per il pagamento dei salari e dei contributi il risultato è di 15,18 euro/ora. Il “Valore della produzione” nel 2013, dichiarato dalla Evolution, è pari a 6.666.275 euro, rapportati ai 202 soci lavoratori per 2016 ora lavorative annuali, in questo caso il risultato è di 16,37 euro anno. Trasformare tutto il “Valore della Produzione” in denaro per pagare gli stipendi e i contributi è un azzardo contabile per dimostrare che, anche così, siamo ampiamente al di sotto del costo del lavoro previsto dalle tabelle ministeriali». Lo stesso per il caso Inalca-Euro 2000. «Il Consorzio Euro 2000, nel 2014, contava 921 addetti - prosegue - e aveva un costo del lavoro medio di 17,24 euro/ora. Se il rapporto viene fatto sul “Valore della produzione”, oltre 35 milioni di euro, il risultato sarebbe di 19,24 euro/ora. Inalca, per i suoi dipendenti, ha un costo del lavoro che supera i 24 euro/ora». E ai cooperatori che affermeranno che i calcoli non tengono conto del fatto che i “soci” lavorano poche ore al giorno, Franciosi risponde: «Niente di più falso. Sappiamo bene che lavorano oltre le 200 ore al mese e, nelle buste paga, vengono dichiarate meno ore. Le altre ore vengono retribuite con “trasferte” e “rimborsi” esenti da imposizione fiscale e previdenziale. Così oltre a generare concorrenza sleale si genera anche un problema di tenuta sociale. Infatti con simili retribuzioni dichiarate, i lavoratori possono ottenere benefici fiscali ed assistenziali, compreso il bonus “Renzi”, che altri lavoratori, con il medesimo importo in busta paga, non possono percepire».
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