Gazzetta di Modena

Modena

«Concorrenza sleale» l’allarme della Cgil per il settore carni

di Felicia Buonomo
«Concorrenza sleale» l’allarme della Cgil per il settore carni

Il segretario regionale Flai scrive ai ministri Poletti e Guidi: «Forme di caporalato ed evasione fiscale e contributiva»

3 MINUTI DI LETTURA





Caporalato, evasione fiscale e contributiva e rischio di chiusura per molte imprese che continuano ad operare nel rispetto della legalità. Il distretto della lavorazione delle carni modenese è a rischio. A lanciare l'allarme è il segretario generale della Flai/Cgil Emilia Romagna, che ha deciso di rivolgersi al ministro del Lavoro Giuliano Poletti e al ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, denunciando la concorrenza sleale che si riscontra all’interno del settore. «Abbiamo verificato - rileva Franciosi - dalle analisi di bilancio di alcune cooperative appaltatrici modenesi, un costo del lavoro di 13,60 euro/ora medi. Costo del lavoro notevolmente più basso delle imprese committenti, che oscilla fra i 27 e i 25 euro/ora medi, mentre la media nel settore dell’industria alimentare è di 22 euro/ora. La comparazione l’abbiamo fatta anche rispetto al costo del lavoro determinato dal ministero per le attività di facchinaggio, che prevedono un costo del lavoro di 20 euro/ora». E le affermazioni vengono avallate anche da casi concreti, rispetto ai quali il sindacato fa nomi e cognomi. Uno di questi è quello dell'Alcar Uno di Castelnuovo e della sua controllata Globalcarni di Spilamberto. «All'Alcar Uno - spiegano dalla Flai, pubblicando il report di quanto affermato anche sul sito nuovocaporalato.it, curato proprio da Franciosi - emerge un costo del lavoro medio per dipendente pari a 27,48 euro/ora, mentre per la Globalcarni è pari a 25 euro. Presso l’Alcar Uno e la controllata Globalcarni operano, tramite appalti, le cooperative Evolution e Log Man, che applicano il contratto di lavoro della logistica e trasporti, in quanto formalmente facchini, ma di fatto impiegati nelle attività del ciclo produttivo a rifilare e disossare coscie di suini. In Evolution il costo del lavoro medio è di 13,55 euro/ora, alla Log Man 13,58 euro/ora. Il “Valore della produzione” dichiarato dalla Log Man è pari a 6.915.583 euro, rapportati ai 231 soci lavoratori per 2016 ore lavorative annuali, ipotizzando che tale denaro potesse essere impiegato tutto per il pagamento dei salari e dei contributi il risultato è di 15,18 euro/ora. Il “Valore della produzione” nel 2013, dichiarato dalla Evolution, è pari a 6.666.275 euro, rapportati ai 202 soci lavoratori per 2016 ora lavorative annuali, in questo caso il risultato è di 16,37 euro anno. Trasformare tutto il “Valore della Produzione” in denaro per pagare gli stipendi e i contributi è un azzardo contabile per dimostrare che, anche così, siamo ampiamente al di sotto del costo del lavoro previsto dalle tabelle ministeriali». Lo stesso per il caso Inalca-Euro 2000. «Il Consorzio Euro 2000, nel 2014, contava 921 addetti - prosegue - e aveva un costo del lavoro medio di 17,24 euro/ora. Se il rapporto viene fatto sul “Valore della produzione”, oltre 35 milioni di euro, il risultato sarebbe di 19,24 euro/ora. Inalca, per i suoi dipendenti, ha un costo del lavoro che supera i 24 euro/ora». E ai cooperatori che affermeranno che i calcoli non tengono conto del fatto che i “soci” lavorano poche ore al giorno, Franciosi risponde: «Niente di più falso. Sappiamo bene che lavorano oltre le 200 ore al mese e, nelle buste paga, vengono dichiarate meno ore. Le altre ore vengono retribuite con “trasferte” e “rimborsi” esenti da imposizione fiscale e previdenziale. Così oltre a generare concorrenza sleale si genera anche un problema di tenuta sociale. Infatti con simili retribuzioni dichiarate, i lavoratori possono ottenere benefici fiscali ed assistenziali, compreso il bonus “Renzi”, che altri lavoratori, con il medesimo importo in busta paga, non possono percepire».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google