S.Felice, Frigieri si ferma dopo 1405 miglia
Il quarentenne che attraversava l’America a piedi: «Torno a casa, è ora di pensare alla famiglia. In mezzo a mille difficoltà, dai serpenti alla mancanza d'acqua e anche le pallottole ho capito di essere molto più coraggioso di quello che credevo di essere. Ma adesso è il momento di fermarmi"
S.FELICE SUL PANARO. “L’eventualità che un uomo coinvolto in difficoltà di ogni genere è meno disposto a considerare, è quella di voltarsi a tornare, di rifare passo a passo il cammino già percorso; e soprattutto, se il nostro uomo ama l’avventura, è invincibile la repulsione che egli proverà all'idea di ritirarsi, almeno finché gli resta una sia pur minima speranza di riuscire a vincere difficoltà non ancora affrontate” (H. Melville, Typee)
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UNA CITAZIONE PER L'ADDIO. È con questa citazione che Federico Frigieri, il modenese di San Felice, che lavora a Milano giunto al centesimo giorno e alla tappa di Portland, in Oregon, ha deciso di abbandonare il Pacific Crest Trial, l’impresa da 2650 miglia a piedi che stava appassionando tanti amici sui social. Una scelta che ieri ha innescato dispiacere e parole di incoraggiamento, specie dopo la bella lettera di Federico che riportiamo.
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«Purtroppo il mio tentativo di attraversare gli Stati Uniti sul Pacific Crest Trail - scrive Frigieri - è da considerarsi terminato al miglio 1.405. Come potrete immaginare, è stata una decisione sofferta. So che sono probabilmente uno degli ultimi ritirati, perché dopo le grandi montagne della Sierra, i deserti della California, il caldo e il fuoco, il cammino si svolge docile sino alle grandi foreste di Washington. E questa certezza mi ha imprigionato in un senso di frustrazione da cui è stato difficile liberarsi. Ma credetemi, ora mi sento sereno e in pace con me stesso. Fin dai primi giorni avevo capito che il mio ritmo non mi avrebbe permesso di finire nei 4 mesi a disposizione e gli infortuni hanno reso tutto più complicato.
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Ho fatto il possibile, cercando di sopperire con la disciplina e la forza mentale a quello che fin dall'inizio mi è mancato... due gambe con 20 anni di meno... Negli ultimi giorni anche questa forza mentale, si è esaurita. Le piccole abitudini del trail, come pulirsi i piedi ogni sera, cucinare la cena o alzarsi la mattina all’alba sono diventate così faticose... Ho voglia di tornare dalla mia famiglia, alle comodità di casa, al lavoro, al cinema, alle caotiche luci milanesi e alla noiosissima domenica a San Felice... Non mi sento meschino per questo. Sono andato avanti con la testa, e ora la mia testa non ce la fa più. Guardo il mio giornale di viaggio, e leggo giornate da 23-24 miglia...».
"NO, NON TORNERO' SU QUESTO PERCORSO". «Non tornerò per finirlo come fanno molti. Il PCT è troppo di più di una semplice camminata nei boschi. C'è dentro così tanta roba: ci stanno mesi di ricerche, soldi per l'attrezzatura, settimane di training. Come un acchiappasogni, ci stanno dentro tutte le mie paure e ho avuto modo di testarle. La prima notte da solo nel deserto, i serpenti, i fulmini, la mia paura dell’altitudine. La mancanza di acqua, l’incertezza della via, persino le pallottole. Non sono rimasto deluso... ho molto più coraggio di quanto pensavo di avere! Ma non tornerò. Ci ho messo dentro troppe cose, ne ho fatto l’avventura della mia vita. Ci saranno nuovi progetti, nuove sfide, magari meno scintillanti ed eroiche. Anche vivere una vita da uomo maturo, casa famiglia e lavoro, è una sfida non da poco».
GRAZIE A TUTTI GLI AMICI DA CASA. «Voi mi avete seguito e incoraggiato. La delusione per non avercela fatta è mitigata dal fatto che senza il supporto di Alice, degli amici e vostro, non sarei arrivato così lontano. Mi piacerebbe pensare di avere ispirato qualcuno di voi, anche perché l'anno prossimo c'è da prendere la staffetta di Italian Stallion e arrivare fino in fondo! In questi ultimi giorni, presa la decisione definitiva, ho camminato le ultime 70 miglia nel nord dell'Oregon fino a "The Bridge of the Gods", il ponte che collega Oregon e Washington, icona per eccellenza del PCT è protagonista assoluto della scena finale del film Wild. Camminarci sopra - l'accesso a piedi è consentito solo a noi del PCT e, cazzo, io lo sono ancora fino a prova contraria - è un esperienza mistica, ... Sarebbe stato bello arrivarci con tutto il Trail alle spalle, così bello... Però anche nel fermarsi c'è dignità.
Grazie a tutti per avermi seguito. Federico».
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