Guercino rubato a Modena un anno fa: oggi è il quadro più ricercato d’Italia
Il capitano Ciro Imperato del PatrimonioTutela Artistica dei carabinieri di Bologna fa il punto a un anno dal clamoroso urto dela tela del Guercino dalla chiesa di San Vincenzo a Modena: «Il suo ricupero è la priorità nazionale. Potrebbe essere ancora nel Paese. Lo troveremo»
MODENA. Un anno fa - il 13 agosto 2014 - il parroco di San Biagio don Gianni Gherardi, passando in corso Canal Grande, notò che era aperta la porta della chiesa di San Vincenzo. Dentro, dalla prima cappelletta sulla sinistra era sparita la pala della “Madonna con i santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo”, un olio su tela di 293×184,5 centimetri datato 1639. Autore dell’opera è il Guercino, Giovani Francesco Barbieri da Cento, uno dei più importanti pittori del Seicento. A un anno di distanza, facendo il punto sulle indagini, ieri il capitano Ciro Imperato del Nucleo Tutela del Patrimonio artistico dei carabinieri di Bologna ha chiarito che non ci sono stati sviluppi clamorosi. La tela non è stata ritrovata e non è stato identificato chi l’ha rubata. Però il Guercino resta la priorità del reparto: è il quadro più ricercato.
Il capitano Imperato ha spiegato che non è stato lasciato nulla di intentato. «Come sempre, lavorando sulle tracce dei ladri d’arte, tagliamo tutti i rami secchi dell’indagine. Le piste inutili o infruttuose vengono accantonate ma mai chiuse. Lasciamo sempre una finestra aperta». E proprio durante l’opera di sfrondamento della Tutela artistica, sono finiti in carcere cinque ladri di opere d’arte che avevano razziato chiese della nostra provincia; gran parte della refurtiva è stata recuperata. Non solo: tutti i collezionisti e antiquari modenesi che trattano opere antiche sono stati controllati senza alcun esito. E anche il blitz nello scantinato di via Verdi, avvenuto in settembre, è stato uno dei tanti interventi in questa direzione.
«Noi pensiamo che vi siano alte probabilità che la tela del Guercino si torvi ancora in Italia o al massimo in qualche Paese appena fuori dal nostro». Francia, Svizzera, Austria, insomma. Ma l’ufficiale dei carabinieri aggiunge: «Non è detto che cercarla in Italia sia più semplice. Anzi, per esperienza i canali internazionali di ricettazione sono più facili da tenere sotto controllo».
Anche la dinamica del furto, in sè, è un aspetto superato rispetto alla necessità di tenere contati aperti con i canali della ricettazione delle opere d’arte. La banda che ha agito era sicuramente composta da professionisti, ha detto il capitano e ha confermato il procuratore Lucia Musti, ma sono ancora senza volto e non si sa per conto di chi lavorassero.
«Purtroppo, non possiamo neppure escludere che la tela, una volta staccata dall’altarino, non sia stata tagliata e fatta a pezzi. Il mercato dei quadri d’autore rubati e fatti a pezzi è fiorente e in un certo senso più accessibile dal punto di vista finanziario per l’acquirente».
Quanto alle indagini in senso stretto, la Tutela Artistica smentisce che ci siano indagati. Non c’è nessun rilievo penale da fare neppure per il mancato inserimento dell’allarme nella chiesa di San Vicenzo. Lo aveva regalato da poco la Fondazione cassa di risparmio di Modena ma don Gianni lo aveva staccato perché, ha detto, la bolletta dell’elettricità era troppo costosa per le possibilità della parrocchia.
«Il Guercino rubato a Modena resta in ogni caso la nostra priorità investigativa oggi - ha puntualizzato il capitano Imperato - è una tela importante per il patrimonio artistico nazionale e non smetteremo mai di cercarla come abbiamo fatto tutto quest’anno. Si deve però considerare che ci vogliono tempi lunghi per queste indagini e a volte il recupero delle opere avviene cercandone altre».
LE INDAGINI. I Ris hanno terminato il “Dossier Guercino”: impronte digitali, tracce biologiche sulle bottigliette di acqua, altri reperti finora tenuti segreti sono stati analizzati in laboratorio a Parma nell’arco di quest’anno. Sono tutti dati per ora “muti”, in attesa di essere confrontati con quelli di eventuali sospetti che capiteranno nel corso delle indagini.
Un anno dopo il colpo più clamoroso di sempre nel capo dell’arte, risulta altamente probabile che la tela di quasi tre metri sia stata fatta uscire dal la porta laterale di San Vincenzo, in via Gherarda.
Lo conferma il capitano Ciro Imperato della Tutela Patrimonio artistico dei carabinieri di Bologna: «È una questione di probabilità. D’altra parte, le telecamere puntate su corso Canal Grande non indicano alcuna passaggio vicino al portone di San Vincenzo, né gente che esce di lì, nel periodo preso in esame. È quindi altamente probabile che i ladri abbiano portato fuori la tela dalla porta di via Gherarda».
La porta di via Gherarda ha però un problema: una ringhiera sollevata alta poco più di un metro dall’uscio, quindi uno spazio di manovra impossibile per una tela così grande. Spiega Imperato: «Infatti sospettiamo che, per farla uscire di lì, abbiamo arrotolato la tela. Speriamo solo che non l’abbiano fatta a pezzi».
I ladri sono entrati probabilmente durante la messa della domenica e sono rimasti nascosti nella chiesa, una volta chiusa (apre solo per le funzioni domenicali). Quella sera e quella notte con calma hanno staccato la tela dalla cornice di stucco: era fissata a incastro e la teneva fissa solo una lunga vite al centro. Quindi, non hanno neppure dovuto smontarla, ma solo arrotolarla. I due sopralluoghi dei carabinieri della Tutela Artistica e dei Ris, in collaborazione con la Scientifica della polizia di Modena, hanno portato alla raccolta di materiale ritenuto importante. Ma quella fase di indagine pare per ora esaurita.
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