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Se il prof. Cheli vi spiega lo spazio

Se il prof. Cheli vi spiega lo spazio

Fanano. L’astronauta di Zocca protagonista di una conferenza con i turisti al Capanno Tassoni

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FANANO. Non c'è stata l'osservazione delle stelle per il tempo inclemente, ma l'appuntamento del 10 agosto ha riempito lo stesso il Capanno Tassoni di Ospitale grazie a un ospite d'eccezione: l'astronauta Maurizio Cheli, che ha dato vita insieme alla moglie Marianne Merchez a un entusiasmante viaggio nello spazio ripercorrendo le tappe che l'hanno portato ad essere nel 1996 il primo italiano a ricoprire il ruolo di mission specialist all'interno della spedizione dello Space Shuttle Columbia.

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Organizzato da Aurelio e Benedetta del rifugio, e preceduto da una bella lezione di astronomia tenuta dal gruppo di astrofili del Frignano insieme all'Ottica Ghiddi, l'incontro ha messo faccia a faccia con un uomo che, nonostante il successo, si è voluto sempre rimettere in gioco con nuove attività e sfide.

Passaggi di vita cruciali sanciti spesso in pochissimo tempo e raccontati oggi nel suo libro autobiografico “Tutto in un istante” (Minerva) steso in una formula molto originale in cui i fatti alla fine di ogni capitolo vengono inquadrati dall'occhio esterno della moglie in chiave di paradigma, con tanto di check list personale per permettere al lettore di interrogarsi sulla propria vita. Lo stesso Cheli davanti al pubblico non si è affatto limitato a un amarcord «perché altrimenti si finisce per vedere la vita dallo specchio retrovisore» ma ha dato continui spunti di attualizzazione. A partire dall'ambiente e la lotta all'inquinamento: «Vedere la Terra dall'alto è qualcosa di magnifico – ha osservato – e anche uno sprone a fare qualcosa di più per difenderla quaggiù nella vita di tutti i giorni».

Ha raccontato tutta l'esperienza del viaggio, con immagini anche molto spettacolari, dal decollo al rientro che ha trasformato lo Shuttle in un'impressionante palla di fuoco per il contatto con l'atmosfera. Ma è emersa soprattutto una lezione di vita: «Io non credo nella fortuna – ha rimarcato – per me esistono la preparazione e la capacità di cogliere le opportunità». E ha sottolineato l'importanza delle radici, anche con simpatici aneddoti: «Quando ho detto a mio padre che avevo vinto il concorso di astronauta, lui non mi ha fatto complimenti ma si è seduto e mi ha chiesto: “È poi un posto di lavoro sicuro?”. Scherzi a parte, nel tempo ho capito l'importanza di essere cresciuto in un posto come Zocca: mi ha aiutato a non farmi abbagliare e a mantenere sempre concretezza».

Daniele Montanari

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