Casa protetta e Melograno, addio
Montese. Servizi esternalizzati. La minoranza: «Facciamo almeno cassa»
MONTESE. Il Comune non gestirà più direttamente la casa protetta per anziani e il Centro socio-riabilitativo per disabili “Il Melograno”. La gestione operativa della casa protetta passerà, infatti, alla cooperativa “Domus Assistenza” di Modena e quella del Centro socio-riabilitativo all’Unione Terre di Castelli.
A denunciare il fatto con preoccupazione sono i quattro consiglieri di minoranza del Gruppo “Montese in Movimento”. «Nell'ultima seduta del consiglio comunale - spiegano Francesco Indello, Fulvio Biagini, Corrado Turra e Alessandro Santini - è emerso con chiarezza che il Comune, dal 1 ottobre, non gestirà più la Casa Protetta e il Centro socio-riabilitativo. La questione è apparsa nella sua cruda realtà solo perché abbiamo ripetutamente chiesto al sindaco Luciano Mazza informazioni sull’iter che stava seguendo la faccenda e perché tra le carte inerenti questioni di bilancio sono sempre più presenti richiami ad un futuro incerto sul bilancio stesso. Il dado è, quindi, tratto: al Comune di Montese rimarranno i muri e forse la gestione di alcuni servizi (come mensa, servizi alberghieri e pulizie)».
Per i muri si parla di affitto legato al numero di ospiti e che, così, può variare in funzione del reale impiego della struttura. «Sui servizi - aggiungono i quattro consiglieri di Montese in Movimento - il saindaco ha già messo le mani avanti parlando di prezzi talmente bassi da far pensare che l’amministrazione comunale se ne tirerà fuori. Dopo decenni di investimenti fatti a scapito di altri settori come turismo, agricoltura e tecnologia, ora ci troviamo con il cerino in mano, senza un vera prospettiva sul cosa fare con un immobile di tale fatta. A Montese rimangono le beghe (manutenzione, eventuali adeguamenti normativi, viabilità e servizi) legati alla struttura ma la gestione sarà di altri e nonostante ciò che auspica il primo cittadino su una forte presenza dell’amministrazione comunale nel controllo, i nuovi gestori avranno loro e solo loro le leve del comando. Le ripercussioni saranno pesanti; sia quelle dirette (sul bilancio comunale) che indirette (indotto lavorativo, forniture di beni e servizi). Montese ha seguito per anni la chimera di essere un Comune con una delle migliori struttura socio-sanitarie in Italia (e in parte è anche vero) ma non ha fatto i conti con l’Italia nella sua interezza, con le sue leggi sempre in evoluzione e con i tagli che anche in questo periodo si abbattono sulla sanità. Ci chiediamo cosa faranno il sindaco Mazza e la sua giunta? Chi ripagherà i montesini per gli enormi esborsi fatti per arrivare ad avere un bell’immobile ma che non sarà più dei montesini nella sua gestione operativa? È ora di cambiare la politica degli investimenti e salvare il salvabile ipotizzando la vendita dell’immobile a chi lo gestisce e reinvestire i denari in progetti più consoni al nostro territorio (come turismo, agricoltura, innovazione tecnologia, recupero del patrimonio edilizio) e non ultimo per studiare una possibile alternativa alla viabilità per raggiungere il nostro territorio e non rischiare il totale isolamento a causa di frane e smottamenti nell'unica vera via di accesso».
Andrea Ghiaroni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
