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armida meneghini

Cent’anni tra due mondi

Cent’anni tra due mondi

I motori, quelli della Maserati ma anche quelli realizzati in America latina e la passione per la musica che ha trasmesso anche a uno dei suoi quattro figli, Gianni, lo storico bassista dei Nomadi...

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I motori, quelli della Maserati ma anche quelli realizzati in America latina e la passione per la musica che ha trasmesso anche a uno dei suoi quattro figli, Gianni, lo storico bassista dei Nomadi che se ne andato improvvisamente alcune settimane fa. Musica e motori si intrecciano nell’incredibile vita di Armida che oggi festeggerà i cent’anni nella residenza “Vignolese” del Comune. La storia di Armida Meneghini inizia il 17 agosto del 1915, a Conselve, di Padova, fra i pizzi e i ricami degli zii ambulanti al mercato d’Este, a cui la mamma l’aveva affidata. Qui conobbe l’uomo da cui ebbe quattro figli e per il quale si trasferì a Modena. Alfredo Coron, anche lui, come Armida, orfano di padre: quello di lui medaglia al valore guadagnata a prezzo della vita per aver salvato un bambino che stava per annegare, quello di lei caduto sul campo di battaglia in Albania ancor prima che lei nascesse. Per seguire il marito, che aveva ottenuto un posto alla Maserati come capo officina, Armida si trasferì nella terra dei motori con la suocera. La coppia ebbe quattro figli maschi: Carlo, Ruggero, Gianni e Armando. Grazie al lavoro e alla numerosa famiglia da mantenere, Alfredo evitò la chiamata alle armi. Di quegli anni, Armida ricorda che la casa del Tridente aveva nascosto le macchine utensili sotto al Tempio, in modo che non fossero anch’esse portate via per servire la causa della guerra. Di fronte alla crisi del dopoguerra, nel ‘46 la famiglia Coron emigrò in Argentina, a Cordoba dove Alfredo riuscì a mettere a frutto quanto aveva imparato nella sua esperienza modenese e creò un’impresa meccanica arrivata ad impiegare fino a 50 persone. Ma il benessere durò poco: arrivò la stagione dei colpi di stato e delle conseguenti crisi economiche. L’impresa fallì e la famiglia fu costretta a ritornare in Italia. A Modena per ricominciare da capo. A salvare i Coron sono ancora una volta i motori, anche se questa volta il lavoro costringe il capofamiglia a fare il pendolare da Modena a Milano. Quanto ad Armida, che la vita l’ha vissuta «tutta per i suoi figli; tornerebbe da capo a fare tutto, cambiando giusto qualche cosa», ammette con gli occhi lucidi e l'aiuto del figlio Armando, cent’anni trascorsi tra due mondi accudendo la famiglia, cucendo e cucinando, lei che «ama ancora la musica e non disdegnava ballare quando ce ne era l’occasione».

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