Occupazione, gioie e dolori al femminile
In aumento il dato regionale di chi ha perso il lavoro: da 98mila a 102mila in un anno. Ma si registrano anche nuovi accessi
Donna lavoratrice. Un binomio “normale”, ormai, nel 2015. Ma qualche dolore di pancia ancora esiste se si parla di differenze di genere. Perché se è vero che le occupate aumentano, è anche vero che sono più penalizzate: guadagnando meno rispetto ai colleghi maschi e non solo. Se è vero che aumentano le occupate è anche vero che aumentano le disoccupate, in misura maggiore rispetto ai maschi. In tutta l’Emilia Romagna, dunque, le occupate, nel primo trimestre di quest’anno sono aumentate di 11mila unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; si parla di 851mila occupate, portando al 59,3% la percentuale di occupazione femminile. Un dato importante, specie se confrontato con la percentuale media dei paesi dell’Eurozona: 58,8%. E ancora: gli uomini occupati sono 1,41 milioni, ovvero 10mila in più rispetto al 2014, con un tasso del 71,4%. Ma c’è un’illusione numerica. Perché a fronte di una disoccupazione maschile che diminuisce, passando da 101mila a 83mila, le donne disoccupate aumentano, passando da 98mila a 102mila. A Modena si parla di un tasso di occupazione pari al 58%, mentre quello di disoccupazione è pari all’8,8%. Questo significa che per tante che entrano, molte ne escono. E le ragioni possono essere le più disparate. Spesso le donne rinunciano a cercare un’occupazione extra-familiare. O spesso la trovano, hanno anche successo, ma devono scontrarsi con numerose discriminazioni dettate dal genere, come succede quotidianamente all’imprenditrice modenese Giliana Gavioli (sotto l’intervista dove la restauratrice racconta la sua esperienza di donna lavoratrice). Le donne, peraltro, rappresentano (insieme ai lavoratori stranieri), la fascia debole del mercato del lavoro, spesso impiegate (molto più che gli uomini), in nero, o in grigio, presso cooperative dubbie. E poi ci sono le differenze di reddito, anche a parità di mansione. Nel 2012, ad esempio, in Emilia Romagna il reddito annuo maschile da lavoro dipendente era di 21.211 euro, per le donne non si arriva ai 16mila euro, una differenza di 4mila che pesa enormemente sulla nostra cultura lavorativa. E il gap aumenta se si parla di donne lavoratrici autonome (quindi anche piccole imprenditrici): si parla di 21mila euro per gli uomini e nemmeno 14mila per le donne. Insomma le differenze di genere esistono e si vedono, lo dicono i numeri e lo dicono le storie di tante donne costrette a pensare alla carriera e all’educazione dei figli contemporaneamente, oppure rinunciare ad uno degli obiettivi, impensabile - oggi - per un uomo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
