«Parità di genere? Non ci sarà mai»
Parla Giliana Gavioli, titolare di un’impresa di restauri di architetture storiche
Restauratrice da venti anni, oggi “serve” paesi come la Russia, recentemente anche i paesi arabi. Ma avere “successo” per una donna non è semplice. E non è solo questione di responsabilità e impegni maggiori, come la maternità o portare il proprio bambino a scuola ogni giorno; spesso si deve combattere anche con il pregiudizio. Ne sa qualcosa Giliana Gavioli, lei è un’imprenditrice, con il suo studio Gavioli G., è docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, è presidente di Impresa Donna di Cna e per l’associazione riveste anche il ruolo di vice presidente provinciale. La Gavioli è convinta: «La disparità - dice - tra uomo e donna c’è anche oggi, nel 2015 e sempre ci sarà». Lei che, con il suo lavoro iniziato dopo una laurea all’Accademia di Belle Arti di Bologna e che consiste nel far la restauratrice di architetture storiche, quotidianamente vive i cantieri. Un ambiente da sempre abitato dal genere maschile che in qualche modo pensa sia “affar suo”, non certo di una donna. «Oggi - racconta la Gavioli - siamo un gruppo di sette-otto persone, per lo più donne, anche se spesso ti ritrovi a fare anche lavori manuali, quasi da muratore. L’ingresso nei cantieri è sempre traumatico. Devi necessariamente dimostrare quanto vali, fare meglio il doppio di quanto farebbe un uomo per dimostrare che non c’è poi tutta questa disparità. Ci vuole tanta determinazione per farsi rispettare. E ogni volta si ricomincia da capo, quando cambiamo commessa e cantiere». La Gavioli, con la sua azienda, ha lavorato tanto in Russia, ma recentemente è impegnata nei paesi arabi. «Nel mio gruppo - racconta - ho un apprendista uomo e sui cantieri la tendenza è di rivolgersi a lui per qualsiasi questione. Dopo venti anni di edilizia non mi importa più. All’estero non posso pretende che sia diverso, soprattutto nel mondo arabo. In Italia, invece, un po’ mi pesa». Anche la scelta del nome dell’azienda non è stata casuale: studio Gavioli G. «se avessi messo il mio nome, Giliana, sarebbe stato già un limite. E poi i sacrifici che dobbiamo fare noi donne sono enormi rispetto ad un uomo. Io non ho mai osato dire ad un cliente che ritardavo sul cantiere perché dovevo portare il mio bambino all’asilo, ho sempre inventato tante scuse. Ora mio figlio ha 18 anni, ma è stata dura. I sacrifici sono tanti, così come i pregiudizi, che sempre ci saranno». Ma non mancano le soddisfazioni, «perché alla fine - conclude la Gavioli - i rapporti che abbiamo instaurato nei cantieri sono sempre stati ottimi. Ma ad una giovane donna sento di dire che pensare solo alla carriera e basta sarà impossibile, il lavoro dovrà venire sempre dopo la famiglia, a differenza di quanto può permettersi di fare un uomo». (f.b.)
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