Al XXII Aprile, in trincea per combattere il degrado
I residenti cercano d’opporsi, con presenza e iniziative, all’avanzare dello spaccio L’area meriterebbe una migliore manutenzione specie alle piante e al laghetto
MODENA. Dalle bombe alla lotta al degrado. È, in sintesi, il percorso del parco XXII Aprile. Per gli amanti della cronaca nera è un cult. Furti, spaccio di droga, schiamazzi notturni: l’elenco degli episodi da inizio 2015 a oggi è lungo. Tali episodi non sono un inedito in un luogo intriso di storia a partire dal nome. Il 22 aprile del 1945, infatti, Modena scacciò le truppe nazifasciste, tre giorni prima della Liberazione nazionale. Eppure, le potenzialità non mancano.
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A gennaio di quest’anno è stato reso pubblico un progetto per l’integrazione partito dagli stessi residenti. L’idea era mostrare che lo straniero non per forza è il diverso, l’escluso, il nemico. A dicembre del 2013 i bambini delle scuole Collodi e Gramsci hanno organizzato, con l’aiuto delle insegnanti, una fiaccolata e un miniconcerto di Natale. Pochi mesi prima, a settembre, un alunno s’era punto con una siringa nel cortile della prima scuola. Dire “questo parco è nostro” è stato un segnale.
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Così come lo è stato costruire un parco intorno ai resti di un edificio nobiliare. Era il 13 maggio del 1944 quando le bombe degli Alleati, che dovevano colpire lo scalo ferroviario, radevano al suolo Villa Pentetorri, gioiello voluto poco meno di tre secoli prima dagli Estensi. Allora, come oggi, la linfa delle nuove generazioni può essere la cura per il malato verde. Il poco amore dei modenesi per il parco emerge da un dato, emerso da un nostro sondaggio dello scorso dicembre. Oltre un intervistato su quattro (26%, 258 voti complessivi) indicava la zona come la meno sicura tra le aree verdi e pubbliche cittadine. Un settore indicato come il più problematico da quasi una persona su due (45%, 449 voti). Verifichiamo quale sia la situazione accedendo dal varco ovest, in via Toniolo. A pochi metri, sulla destra, incontriamo i bagni pubblici. In una toilette non è possibile accedere per i residui lasciati da qualcuno appena dopo l’ingresso.
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La strada è sgombra, invece, per la seconda. Torniamo sul sentiero e proseguiamo verso sud. Alla sinistra si trova il parco per i bambini dentro l’ex villa. I giochi denotano segni del tempo e le immancabili scritte. Prima dell’ingresso alcuni cartelli illustrano la storia del luogo. Ve n’è un altro, in una bacheca: “vietato dare da mangiare ai colombi”. Non li incontriamo lungo la strada. Ci sono invece pesci e tartarughe, che nuotano in un laghetto talvolta stagnante nonostante il ricambio dell’acqua: colpa soprattutto di cartacce e confezioni di succhi di frutta. Dell’incuria dell’uomo soffre l’erba, mentre servirebbe più manutenzione per la pista ciclabile. Verso via Attiraglio ecco un campo di pallavolo e un percorso salute.
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Poco distante un’area recintata per cani, con una fontana al centro. Per loro e i loro amici a due piedi c’è pure una Casa dell’Acqua, come al parco della Repubblica. Il percorso della ciclabile conduce verso nord e il parco dell’Attiraglio, la punta che completa la “freccia verde”. Lungo il percorso incontriamo tante panchine che mostrano i segni del tempo. Lungo il perimetro non si vedono cancelli: un problema in più, soprattutto la sera.
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