Martina Bagnoli: «Galleria Estense di Modena, un tesoro mondiale»
Intervista alla nuova direttrice della Galleria Estense di Modena: «Onorata per la nomina, torno in Italia per far conoscere a livello internazionale un museo prestigioso»
MODENA. Se il buongiorno si vede dal mattino, per la Galleria Estense si apre un’epoca fatta di splendore e visibilità nazionale e internazionale. È quanto si intuisce dall’entusiasmo con il quale la nuova direttrice Martina Bagnoli si dice onorata dell’incarico ricevuto; e pronta a dare il meglio, insieme al personale del Museo nazionale, per far sì che - come dice - «insieme a Ferrari, Pavarotti e Aceto, Modena sia ricordata anche per la sua Galleria Estense».
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La nomina di Martina Bagnoli è stata annunciata ieri dal ministero dei Beni Culturali, insieme agli altri direttori scelti per guidare i 20 principali musei italiani. Nata a Bolzano, 51 anni, Bagnoli si è laureata in Storia dell’arte a Cambridge e nel 1999 ha conseguito il ph.D. con lode alla Johns Hopkins University di Baltimora. Dal 2003 lavora presso il Walters Art Museum di Baltimora, dove attualmente è curatore capo di arte e manoscritti medioevali. Vanta una vasta esperienza in musei statunitensi, tra i quali la National Gallery of Art di Washington.
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Autrice di numerose pubblicazioni in materia di storia medioevale, ha tenuto lezioni e seminari in molte università. E ora prende il posto di Sabina Magrini alla guida della Galleria Estense. Incarico per il quale - al telefono da Baltimora - si dice «felicissima e onorata. E lo sono per due motivi, innanzitutto perché si tratta di una Galleria molto famosa, che ha in dotazione una quadreria storica di prestigio. In secondo luogo sono contenta di poter fare parte di questa riforma e rinnovo che mi sembrano importanti per i musei italiani. Io spero, nel mio piccolo, di portare il mio contributo maturato con la mia esperienza all’estero in questi anni».
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Rispetto alla maggior parte delle nomine, che hanno visto numerosi direttori esteri chiamati in Italia, Martina Bagnoli fa il percorso inverso.
È il ritorno di un “cervello in fuga”?
«Sono molto contenta di tornare in Italia, nel mio paese. La mia non fu una fuga, andai via cogliendo una opportunità e un’offerta lavorativa. Torno perché secondo me è importante non soltanto lamentarsi di cosa non va, ma si deve lavorare per migliorare le cose. Per me è una bella opportunità da cogliere per favorire una riforma e un cambiamento importante per la vita e la cultura del paese. Mi metto al servizio della città, di Modena e del suo museo».
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Conosce la nostra città e la Galleria Estense?
«Certamente e ne ho un ricordo molto bello. Quanto alla Galleria beh, ci sono opere bellissime penso a Cosmè Tura piuttosto che al Bernini e al Velazquez. Ma a me piacciono moltissimo anche opere forse meno note al grande pubblico, perché ho un occhio speciale per le arti decorative. E poi ci sono il Lapidario, le collezioni archeologiche, i disegni fantastici, una collezione di placche per la stampa e potrei continuare».
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Ci sono poi anche molte opere di prestigio rinchiuse nei magazzini che non sono visibili.
«Esatto ci sono disegni, medaglie e molte altre opere che insieme ai collaboratori modenesi vedremo di presentare e valorizzare al meglio».
Magari sfruttando, mi perdoni il termine, la “dependance” costituita da Palazzo Ducale di Sssuolo...
«Altro che dependance. Stiamo parlando di uno dei palazzi storici più belli d’Europa. Una sede unica che userò assolutamente. Ripeto: io sono onorata di poter contribuire a valorizzare al meglio queste collezioni e far sì, lo ripeto, che Modena sia nota al mondo anche perché qui e solo qui c’è la Galleria Estense».
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Un museo come quello modenese quali caratteristiche dovrebbe avere per essere moderno?
«Non vorrei fare pronostici o voler sembrare arrogante. Io credo che per rendere le cose moderne non si debbano cambiare le cose, occorre fare in modo che la gente le conosca. Che la Galleria Estense abbia un riscontro con la comunità. Che ci sia una compartecipazione: la Galleria nella città e la città nella Galleria».
È presto per chiedere quali linee pensa di seguire?
«Sì. Dovrò prima calarmi nella realtà, sentire le esigenze di quello che è stato messo coerentemente in atto, confrontarmi con i miei nuovi collaboratori e valutare la migliore strategia».
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Lei vive da anni a Baltimora con la sua famiglia. Farà la pendolare?
«Io e mio marito siamo italiani. Abbiamo tre figli. Uno all’università, l’altro sta per iniziarla e una figlia più piccola. Io e mio marito con la ragazza vivremo a Modena. I ragazzi prima concluderanno l’Università».
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