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Cinghiali vicini alle case «Abbattimenti pianificati»

di Daniele Montanari
Cinghiali vicini alle case «Abbattimenti pianificati»

Si moltiplicano gli avvistamenti di ungulati nei centri abitati, la Provincia assicura «Attivi i piani di controllo, questi animali sono aggressivi soltanto se provocati»

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Non ci sono pericoli di aggressioni da parte di cinghiali o caprioli se in qualche modo non li si “provoca”. È quanto assicurano dalla Provincia alla luce degli ultimi episodi che, tra nazionale e locale, stanno creando preoccupazione nei confronti di questi animali. Per i cinghiali l'allarme è partito dal Lazio, ha visto il drammatico episodio della Sicilia dove una persona è stata addirittura uccisa, e in questi giorni viene rilanciato anche nella fascia pedecollinare alla luce delle devastazioni segnalate nella zona di Savignano tra Mulino e Garofano. Il problema è anche che gli esemplari sono diventati tanti e stanno quindi calando a valle, con maggiore rischio di incidenti e anche di danni alle coltivazioni. Su questo fronte la Provincia precisa che la situazione è nota da tempo e sono stati presi provvedimenti con l'impiego di cacciatori abilitati nell'ambito del piano di controllo. Ma bisogna fare i conti con aree a forte densità antropica che prevedono solo alcuni punti di sparo. Ed è un lungo lavoro di pazienza aspettare la circostanza giusta per abbattere i cinghiali.

Sul fronte caprioli invece ha fatto scalpore l'aggressione a una coppia di Vignola nel cortile di casa da parte di un esemplare cresciuto in cattività. Proprio questo suo stato gli ha creato una sorta di rivalità con l'uomo che ha condotto all'attacco nel classico periodo in cui i maschi si fronteggiano per il predominio sulle femmine.

«Con un esemplare selvatico in un bosco non sarebbe mai potuto accadere - garantisce Giulio Sola del servizio Politiche faunistiche della Provincia - perché si tratta di un animale fondamentalmente timido. L'unica cosa che potrebbe fare, visto che ci vede poco, è avvicinarsi per capire meglio cosa si trova davanti, perché alla fine ha un'indole anche molto curiosa. Ma una volta capito che ha davanti un uomo, scapperebbe via».

Il consiglio quindi è semplicemente quello di stare fermi. Ed è lo stesso da seguire nel caso di un incontro ravvicinato con un cinghiale, che ha ben altro carattere: «È un animale che può diventare aggressivo in determinate circostanze – precisa – penso ad esempio a una femmina che avverta un pericolo particolare per i suoi piccoli al seguito, facendo scattare il naturale meccanismo di difesa. Ma anche in questo caso se non ci si muove non si può subire attacco: è interesse del cinghiale allontanarsi il prima possibile dalle persone, ed è quello che vuole fare». Non ci sono rischi insomma, alla prova dei fatti, per le tre categorie di persone che possono ritrovarsi nei boschi: bikers, fungaioli ed escursionisti. I primi in particolare hanno una tale velocità di movimento da essere sicuri in partenza e i secondi di solito fanno abbastanza rumore, tanto da essere avvertiti dalla fauna a debita distanza. Solo gli ultimi, con il loro passo leggero, possono cogliere di sorpresa l'animale e quindi trovarselo vicino, «ma a mia conoscenza – rimarca Sola – non risulta un solo episodio di aggressione nel nostro Appennino».

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